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Quei 30 mila clochard e immigrati che vivono nella via immaginaria

Basta "registrarsi" in una strada che non esiste per chiedere una casa popolare LEGGI ANCHE Il racket delle residenze fittizie: "Paghi e il trucco è assicurato"

Rischia di diventare tra le più popolose d’Italia via Modesta Valenti, la strada che non esiste pur contando 29mila 625 residenti, in costante aumento negli anni: erano 10mila nel 2006, 24mila nel 2010, 37mila 502 nel 2015, anno boom che ha imposto all’amministrazione un riordino di tutte le posizioni aperte e molte cancellazioni «sospette». A partire dalle imprese, almeno 10 come ha denunciato anche l’assessore comunale al Commercio Marta Leonori, che nel caos generale hanno imboccato la scorciatoia ideale per nascondersi al fisco: tasse, cartelle esattoriali, sanzioni per anni sono tornati al mittente. Via Modesta Valenti, ex via «della casa comunale» che nel 2002 l’allora sindaco Veltroni decise di intitolare alla memoria di una clochard morta nel 1983 alla stazione Termini, viene istituzionalizzata per garantire una residenza - e quindi i connessi benefici di carattere sociale - ai senza fissa dimora che ne facciano richiesta. L’iscrizione anagrafica, spiegano dagli uffici, non è automatica, «ma avviene esclusivamente dietro autorizzazione dei servizi sociali municipali: un assistente sociale, preso in carico il soggetto richiedente, accerta l’effettività dello stato di disagio e, in caso positivo, autorizza con un nullaosta l’ufficiale di anagrafe all’iscrizione». Una procedura che può essere attivata anche dalle associazioni di volontariato che «svolgono sostanzialmente la medesima attività di verifica dell’assistente sociale municipale». Il problema, però, è che col tempo i numeri sono lievitati, come spiegano sempre dal Campidoglio: «Ciò evidentemente è dovuto anche al fenomeno dell’immigrazione, fermo restando che, chi intende iscriversi in anagrafe presso via Modesta Valenti o presso le sedi delle associazioni, deve comunque presentare, oltre al nullaosta, un documento di riconoscimento e, se straniero non comunitario, il permesso di soggiorno». Dai clochard anche romani agli immigrati regolari, quindi, che con quell’iscrizione acquisiscono diritti di cittadinanza pur restando «invisibili». «Al pari di altri indirizzi, per esempio del Centro Astalli - spiega Alberto Barbieri di Medici per i Diritti umani - con questo riconoscimento si diventa residenti a tutti gli effetti, quindi si avrà diritto all’assistenza sanitaria, oppure si potrà fare domanda per una casa popolare: ci sono anche molti stranieri ma è necessario essere in regola coi documenti». Nei fatti, invece, l’altro dato incontrovertibile è che la stessa amministrazione ha provveduto proprio in questi primi mesi del 2015 a numerosissime cancellazioni: si è passati, abbiamo detto, dai 37.502 residenti del 2014 ai 29mila 625 attuali. «Il rapporto tra iscrizioni "istituzionali" e presso le associazioni di volontariato - continuano dalla direzione Anagrafe - è assolutamente sbilanciato in favore di queste ultime, sul totale di 29.625 iscritti le prime risultano essere 1.731 e le seconde 27.894, per questo motivo periodicamente si chiede di procedere alle cancellazioni per irreperibilità». Così, ad oggi, sono in corso ulteriori «7.059 cancellazioni che, al termine delle pubblicazioni di rito, porteranno il totale degli iscritti a 22.566». Qualcuno, insomma, ci ha marciato, comprese le attività imprenditoriali - stando all’ultimo report della Leonori almeno 2.500 imprese - intestate a persone senza fissa dimora, spesso irreperibili, che avevano la residenza in uno dei tanti centri di accoglienza romani, come la mensa per i poveri di Sant’Egidio in via Dandolo o la mensa Caritas in via Giolitti, e appunto in via Valenti, la strada che non esiste.

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