Che l’emergenza profughi e senza tetto, di qualsiasi nazionalità, svegliasse gli appettiti di quanti fanno affari sulle disgrazie altrui è cosa nota. Ora, però, un altro inquietante business sarebbe stato messo in piedi per lucrare anche sulle residenze, virtuali o fittizie. Un mercato nero che coinvolgerebbe un numero crescente di persone. Nel quartiere di Tor Bella Monaca, infatti, fonti de Il Tempo riferiscono che per avere un indirizzo da dichiarare come luogo di residenza, senza vivere materialmente in quel posto, servirebbero dalle 1000 alle 1500 euro. A gestire l’affare sarebbero dei «personaggi di zona», rintracciabili in «determinati bar» e che hanno una soluzione pronta per ogni richiesta. Coloro che si rivolgono a questo tipo di "aiuto" sono le persone più svariate, anche tra quelli che hanno un posto per dormire ma per qualche motivo non possono farlo diventare il luogo ufficiale di residenza. Di questi casi se ne conterebbero ormai centinaia solo nella periferia est della città, con il suo fulcro appunto a Tor Bella Monaca. Tra i "fruitori del servizio" ci sono anche molti immigrati arrivati da poco e in attesa di ottenere un permesso di soggiorno, che ricorrono spesso a questi espedienti. Senza una residenza, infatti, si diventa dei fantasmi e anche godere dei servizi essenziali, come quelli sanitari, diventa un problema. Persino la carta d’identità, senza un indirizzo, non può essere richiesta. Il prezzo da pagare per queste «agevolazioni», però, è molto alto. In mezzo ci sarebbro anche uomini italiani divorziati, che dormono in auto perchè non possono permettersi un affitto. A questi, però, serve lo stesso una residenza. In passato, ad alcune associazioni di volontariato il Comune di Roma aveva concesso di garantire, a chi ne facesse richiesta e fosse in possesso dei requisiti, di avere una residenza formale presso la propria sede. Un’inchiesta della trasmissione televisiva Report, nei mesi scorsi, ha portato a galla l’esistenza di circa 2500 indirizzi fittizzi che sarebbero stati utilizzati da altrettante imprese, come sede legale, per evadere le tasse. Nelle associazioni autorizzate dal Comune di Roma per fungere come residenza dei senza tetto, avrebbero eletto la loro residenza migliaia di imprese. Il Tempo ha avuto modo di parlare con Omar, un immigrato marocchino, che ha raccontato un altro aspetto, parimenti inquietante, della stessa vicenda. Omar lavora in Italia come operaio e dice di aver ottenuto la residenza fittizia pagando il padrone della casa in cui, sulla carta, vive. «Non guadagno abbastanza per pagare un affitto - ha spiegato - ma ho bisogno di una residenza, oltre al lavoro, per poter continuare a stare in Italia in modo regolare. Volevo far venire qui anche la mia famiglia, ma senza una casa non posso farlo. Allora, tramite alcuni amici, sono arrivato a sapere che per avere la residenza in un appartamento privato a Tor Bella Monaca mi sarebbe costato 1500 euro. Però non posso vivere in questa casa perché il proprietario non affitta. Mi concede solo la possibilità di avere una residenza. Io dormo a casa di connazionali e quando avrò i soldi per prendere una casa in affitto lo farò». Omar, però, non sarebbe il solo a pagare per ottenere una residenza virtuale. Secondo una fonte de Il Tempo , nel quartiere i casi sarebbero a centinaia. «La maggior parte - ha spiegato - sono nella zona nota come quella dei "palazzoni", dove lo spaccio avviene ad ogni ora del giorno e della notte come a Scampia. Il dubbio, infatti, è che questo tipo di business possa essere gestito, oltre che da proprietari di immobili senza scrupoli, anche dalla malavita organizzata.
Il racket delle residenze fittizie: "Paghi e il trucco è assicurato"
Rivelazione: "A gestirlo personaggi di zona. Il loro ritrovo è un bar"
