«Se dovessi morire ricordati che voglio accanto a me la macchinetta fotografica. Lei non mi ha mai tradito. Gli uomini sì». Mario Piccolino, l’avvocato Piccolino, è stato al mio fianco per trentuno giorni. Abbiamo partecipato, io come giornalista e lui come blogger, al mese della Legalità che lo scorso marzo si è tenuto a Formia. Abbiamo scherzato per giorni sul suo modo di fare informazione: scattando immagini. Immortalando gente, cose, situazioni che poi venivano puntualmente inserite sul portale freevilllage.it. Villaggio libero era in realtà il sogno di Mario Piccolino. Lui da decano del Foro definiva Formia un villaggio che non era più scevro. I suoi occhi avevano letto, in tanti anni di onorata professione, migliaia di ordinanze. L'anziano legale sapeva meglio di chiunque altro quale fosse il male nel 'villaggio'. E coloro che l'avevano fatta franca con la Legge non erano mai sfuggiti al suo senso di Giustizia. «Ho sempre camminato con la schiena dritta amica mia e ricordati che l’onestà paga sempre», amava ripetere tra una pausa e l’altra delle tante lezioni di legalità che abbiamo tenuto davanti a centinaia di studenti. Io come giornalista a raccontare di un territorio ormai fortemente inquinato dalla malavita e lui come fotografo a raccogliere sorrisi, occhi pieni di sorpresa o più semplicemente un bel profilo. La macchinetta fotografica lo ha accompagnato però verso un destino crudele. Gli investigatori della Polizia ed i magistrati della Dda di Roma e della Procura di Cassino ritengono che l'avvocato possa aver involontariamente scoperto e quindi immortalato, qualcosa di compromettente. Nella sua ingenuità senile Mario Piccolino potrebbe non essersi reso conto di aver «toccato» qualche nervo scoperto. Perché uccidere con un solo colpo di pistola sul viso un uomo anziano e indifeso è un gesto di immensa crudeltà. E l’uomo diventa così spietato solo quando è sopraffatto da una paura. Forse quella di perdere tutto: carriera, potere e soprattutto la libertà. Quella libertà che invece contraddistingueva l’amico mio Mario che è stato un uomo senza lacciuoli. Un uomo che ha pagato un prezzo troppo alto per la sua capacità di non girarsi mai dall’altra parte. Mario Piccolino amava la sua terra e non voleva che il malaffare, gli interessi criminali la inquinassero. L’assassino e il mandante hanno creduto di zittirlo, di spegnere la sua telecamera e macchina fotografica, di oscurare il suo blog ma hanno sbagliato a fare i conti. La morte di Piccolino, tragico sacrificio che mai una società civile degna di questo nome dovrebbe sopportare, ha già prodotto la moltiplicazione delle sue idee. Intanto, domani mattina, presso l'ospedale di Cassino verrà effettuata l'autopsia sul corpo del povero legale. I funerali, salvo imprevisti, potrebbero svolgersi il 3 giugno. A confermare la presenza anche il Comitato don Diana e Libera Caserta che ricordano così Mario Piccolino: «Non abbiamo voglia di trincerarci dietro alla prudenza nell’attesa delle ragioni che chiariscono l’omicidio. Piccolino era uno di noi e come tale ci sentiamo responsabili. Avremmo voluto capire per alzare prima la guardia. Avremmo voluto fare di più per liberare il territorio dalla mano criminale».
Ucciso per una fotografia "di troppo"
Ecco il ritratto di Mario Piccolino, l’avvocato paladino della legalità. Si indaga sugli "scatti" archiviati nel computer dal blogger di Formia
