Nuovi conti correnti bancari accesi presso lo Ior finiscono al centro degli accertamenti investigativi della Procura della Repubblica di Roma. Le autorità svizzere hanno risposto a una rogatoria internazionale fornendo estratti conto che potrebbero svelare operazioni di riciclaggio attraverso la Banca vaticana. L’indagine rientra nei più ampi accertamenti investigativi condotti dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dai sostituti Stefano Rocco Fava e Stefano Pesci, che indagano su un ipotizzato sistema per celare l’identità di titolari laici di conti correnti all’Istituto opere religiose. Negli atti giunti dalla Svizzera si fa luce su operazioni bancarie che nasconderebbero nuove piste investigative sulle quali stanno lavorando gli investigatori del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, al comando del generale Giuseppe Bottillo. L’ipotesi, tutta verificare, è che alcuni soggetti laici possano aver acceso, illecitamente, conti correnti allo Ior, così da nascondere capitali che, diversamente, dovrebbero essere dichiarati. Stando alle indagini, sarebbe emerso un vero e proprio sistema per nascondere l’identità dei titolari dei conti. Un meccanismo che può essere così riassunto: una grande cassaforte in cui confluiscono e si mischiano soldi di soggetti laici e del Vaticano, così da permettere ai titolari di un conto corrente di prelevare denaro da una qualsiasi altra banca in cui l’istituto ecclesiastico, a sua volta, abbia un altro conto. In sostanza, un sistema attraverso cui schermare i propri clienti, facendo sorgere un «allarme ai fini dell’antiriciclaggio». Secondo la stessa Procura «dagli accertamenti svolti (…) si è visto come lo Ior si avvale di istituti di credito presso i quali intrattiene numerosi rapporti di conto corrente che vengono utilizzati» per varie operazioni finanziarie. Si tratta di manovre che «sono fatte dallo Ior anche per conto della sua clientela». Che la Banca vaticana sia stata utilizzata, in passato, anche da laici, emerge anche dall’inchiesta sull’Idi. In particolare, ci sono le intercettazioni svolte su Nicola Ravidà, per molti anni esponente di primo piano della Democrazia cristiana siciliana, deputato e assessore regionale, scomparso nel 2014. Il politico parla al telefono in modo criptico con un personaggio non identificato, ricostruendo operazioni rimaste irrisolte attorno proprio allo Ior. I due discutono di «una questione attinente a cosiddette vongole» che, in realtà, sarebbero denaro. Di fatto si tratterebbe di una operazione «il cui luogo di esecuzione potrebbe essere l’interno del Vaticano e più precisamente lo Ior». «Carissimo onorevole», dice al telefono l’uomo non identificato. «Caro amico, allora, che cosa è successo con le vongole», risponde Ravidà. «Le vongole - interviene l’interlocutore - sembra che siano veramente ottime, in dirittura d’arrivo». In un’altra conversazione parlano di altre operazioni cui avrebbero preso parte anche degli «zingari». «Questi zingari - dice l’uomo al politico - che fanno le cose là con le macchinette (…) andiamo al Vaticano, non dobbiamo spostarci di molto (…) al Vaticano, io le sto dicendo nome, cognome, indirizzo, ci andiamo assieme però, io l’amico del suo amico e lei se vuole, andiamo dentro il Vaticano, facciamo un’operazione dentro il Vaticano». «Potrebbe essere interessante», conclude Ravidà.
Ior e riciclaggio: nel mirino i conti cifrati
La Procura indaga sul meccanismo per nascondere l’identità dei titolari. Laici avrebbero utilizzato la banca del Vaticano per evadere le tasse
