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Ecco i cento campi nomadi abusivi

Dal Centro alla periferia i "centri di accoglienza" mantenuti dal Campidoglio. Sono 7.380 i rom stanziali. Centinaia quelli che invece vivono in giro per la città

Ci sono gli otto villaggi della solidarietà, autorizzati e finanziati dal Comune di Roma, ribattezzati con il nome delle zone periferiche che li ospitano: Lombroso, Candoni, Gordiani, Cesarina, Camping River, Castel Romano, Salone, La Barbuta. Poi ci sono i cosiddetti «centri di raccolta rom», tre, sempre aperti e mantenuti dall’amministrazione: via Salaria, via Amarilli teatro due giorni fa della guerriglia coi vigili urbani, e la Best House Rom, due edifici in via Visso a San Basilio. Infine, ci sono le favelas abusive, insediamenti più o meno grandi che «sporcano» l’immagine della città dal centro alla periferia: ne abbiamo contati almeno 100 e alcuni, vedi il caso di via Salaria, sono cresciuti nel tempo fino ad ospitare fino a 30 nomadi, compresi neonati e bambini. Tre casistiche diverse, le prime volute e allestite dalle amministrazioni che negli anni si sono succedute e le altre nate e rimaste nell’illegalità più totale, che comunque producono lo stesso risultato: il degrado che assedia interi quartieri sempre più intolleranti. Stando agli ultimi dati diffusi dall’assessorato al Sociale, oggi a Roma si contano 7.348 nomadi stanziali, dei quali 6.012 censiti: in 4mila 300 alloggerebbero nei campi attrezzati, 521 nei centri di raccolta, 600 negli insediamenti ritenuti «tollerati» come Salviati 2 o quello sull’Olimpica, circa 600 nelle baracche, quindi in giro per la città. La situazione è al limite sia nei villaggi autorizzati che in quelli abusivi. La prima cosa che vedono (e sentono) i turisti atterrati a Ciampino è il campo La Barbuta, inaugurato nel 2012 con una spesa di quasi 10 milioni di euro molti andati in fumo coi container (compreso quello della Croce rossa) incendiati dagli inquilini: i vigili hanno segnalato più volte discariche abusive e roghi tossici «da attenzionare vista la vicina presenza dell’aeroporto». Problemi anche per la rimessa Atac a Candoni, in zona Magliana: quando non piovono sassi «i rom incendiano montagne di immondizia, la mattina presto c’è così tanto fumo che non riusciamo neanche a vedere i mezzi, poi bloccano la strada coi loro camioncini, ormai quello lo considerano terreno loro». Indecenze istituzionalizzate e tollerate, che continuano anche negli insediamenti spontanei. Partendo dal centro: piazza di Porta Pia, Corso d’Italia, ponte Sant’Angelo, Ponte Milvio, Villa Borghese, Corso Francia, Ponte Cavour, Ponte Mazzini. La periferia è piena: Foro Italico, stazione Tiburtina, Ponte Mammolo, metro Quintiliani, via Bufalotta, via Flaminia, viale Oxford e Tor Vergata, fino ad Ostia, tra l’Infernetto Casal Palocco e Madonnetta, non solo giacigli ma decine di baracche o roulotte ormai stanziali come nel parco delle Valli a Conca d’Oro nel III Municipio o nell’area golenale del Tevere verso Magliana, già bonificata un’infinità di volte. E gli appena 150mila euro stanziati nel 2015 per gli sgomberi, sono insufficienti per arrestare l’invasione ormai sotto gli occhi di tutti.

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