Altro che carità cristiana. I soldi della diocesi di Terni sarebbero stati utlizzati per acquistare il castello di San Girolamo di Narni, a un terzo del suo valore reale. La procura di Terni ha chiuso le indagini sulla compravendita della dimora trecentesca contestando a 10 persone le accuse di associazione a delinquere, turbata libertà degli incanti, truffa e riciclaggio. Monsignor Vincenzo Paglia, vescovo della diocesi di Terni-Narni-Amelia dal 2002 al 2012 e attuale presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, è considerato dai pm uno dei promotori dell’operazione immobiliaria. Insieme a lui sono indagati Francesco De Santis, vicario episcopale della diocesi, Giampaolo Cianchetta, presidente dell'Istituto diocesano per il sostentamento del clero, Luca Galletti, direttore dell'ufficio tecnico della diocesi e Paolo Zappelli, economo della diocesi, nonché amministratore unico della Imi immobiliare srl, la società che formalmente ha acquistato il castello. L’ex sindaco Stefano Bigaroni – secondo gli inquirenti - avrebbe comunicato a Paglia, prima della pubblicazione ufficiale, l'intenzione del Comune di vendere il castello. Iscritti nel registro degli indagati, oltre a Bigaroni, ci sono i dirigenti comunali Antonio Zitti, Alessia Almadori, l'architetto Alessandra Trionfetti e il notaio Gian Luca Pasqualini.
Acquistò castello Don Paglia finisce nei guai
Altro che carità cristiana. I soldi della diocesi di Terni sarebbero stati utlizzati per acquistare il castello di San Girolamo di Narni, a un terzo del suo valore reale. La procura di Terni ha...
