Togliere il segreto di Stato su una vicenda che ha visto coinvolti i vertici dell'ex Sismi e gli agenti della Cia potrebbe voler dire che i servizi segreti italiani nel sequestro dell'imam egiziano Nasr Osama Mustafà Hassan, detto Abu Omar, scomparso da Milano il 17 febbraio del 2003, non c'entrano nulla? Oppure non c'è niente da svelare e le piste su indagini interne all'ex Sismi mai consegnate al Copasir, e agenti del servizio segreto che hanno agito «autonomamente» sono solo fantasiose ricostruzioni? Su questa storia, però, aleggia il segreto di Stato, che forse cela le verità nascoste di questa intricata vicenda. Secondo fonti de Il Tempo, le indiscrezioni che da qualche tempo circolano su questa storia sono il frutto di una guerra interna ai servizi segreti. Qualcuno vorrebbe che venisse tolto il segreto per dimostrare che la responsabilità non sarebbe degli 007 ma di altre forze di polizia. «Così - spiega la fonte - si aprirebbe forse un nuovo processo e in tribunale ci sarebbero testimonianze a favore di chi è stato in passato imputato. Magari si scoprirebbe anche che "Betulla" (nome in codice del giornalista Renato Farina coinvolto nella vicenda dei legami con il Sismi, ndr), non è chi si pensa che fosse e altre verità legate a persone che fanno parte di un passato molto prossimo all'interno dei servizi segreti». Una dichiarazione sibillina, che però fa pensare a qualcosa che ancora sfugge. Non è chiaro, però, se legata all'intelligence o alle forze dell'ordine. In tutto questo tempo, poi, cinque presidenti del Consiglio sulla vicenda di Abu Omar, un caso internazionale che ha visto il coinvolgimento giudiziario, in Italia, dei vertici dell’ex Sismi, il Generale Nicolò Pollari, il suo secondo Gustavo Pignero, Marco Mancini e dei capicentro Raffaele Ditroia, Luciano Di Gregori e Giuseppe Ciorra nonchè gli agenti della Cia, tra cui il capo centro di Roma, hanno «rinnovato» il segreto di Stato. Nel 2011 anche il Copasir, sotto la direzione di Massimo D'Alema, lo ha confermato. «La sentenza della Corte Costituzionale per noi ha chiuso la vicenda - ha detto a Il Tempo l'attuale presidente, Giacomo Stucchi - Su questo argomento non abbiamo mai avviato una indagine interna perché non abbiamo mai ricevuto una indicazione specifica e dopo la sentenza non siamo più tornati sulla questione». Eppure la questione rimane intricata. Che l'imam egiziano fosse sotto osservazione da prima del suo rapimento è un dato ormai certo. Sia la Cia che i pm milanesi indagavano su di lui. «Era già una guerra in corso», spiega la fonte de Il Tempo. Quando scompare da Milano, nel 2003, la Procura del capoluogo lombardo stava conducendo un’indagine sulla moschea di viale Jenner e lui, Abu Omar, l'allora imam, era uno dei 13 personaggi in seguito condannati per il reato di associazione per delinquere con finalità di terrorismo internazionale. Secondo quanto afferma il sito Globalist «le attività di accertamento degli 007 nei confronti di Abu Omar erano cominciate negli anni in cui il Sismi era diretto dall'ammiraglio Battelli, ed erano affidate allo scomparso generale dei carabinieri Moretti, all'epoca capo della Divisione Operazioni che rispondeva direttamente al vertice». In ogni caso prima del suo rapimento, quando i pm di Milano non avevano ancora formalizzato le accuse, la Digos interruppe i pedinamenti. «Se le posizioni degli 007 sono state accertate in tribunale - conclude la fonte - non si può dire lo stesso di altri».
L’ombra di una guerra interna nei Servizi
Il Copasir frena sull’ipotesi di richiedere al Sismi gli atti delle indagini che scagionerebbero Pollari
