Attualità

Non lasciate uscire chi uccise Tommy

di Maurizio Gallo Che bisogna fare per scontare per intero una condanna? Quante persone torturare e uccidere, quanti cadaveri sopprimere, quanta crudeltà esercitare per trascorrere tutto il tempo...

Che bisogna fare per scontare per intero una condanna? Quante persone torturare e uccidere, quanti cadaveri sopprimere, quanta crudeltà esercitare per trascorrere tutto il tempo della pena in cella? È una domanda retorica, almeno nel Belpaese delle sbarre virtuali. La risposta, infatti, la riceviamo in continuazione dalla cronaca. Come quella che ci consegna la notizia della possibile (ed eventualmente prossima) concessione del permesso di lavoro esterno a Mario Alessi e alla sua ex compagna Antonella Conserva. Il primo è all’ergastolo (che, tradotto, se qualcuno non lo sapesse, significa carcere a vita) e la seconda 24 anni per l’omicidio di un bambino di 18 mesi, Tommaso Onofri. L’altra sera la mamma di Tommy, durante la trasmissione «Quarto Grado», ha stigmatizzato questa possibilità: «È inaccettabile, perché l'ergastolo al quale è stato condannato lui, lo sconterò io», ha detto Paola Pellighelli. Come non darle ragione? Che cosa c’è di più orribile che privare due genitori di un figlio? Cosa è più grave che distruggere il futuro di un bambino di pochi mesi? Quale danno enorme è stato inferto alla società sradicando una delle sue giovanissime risorse? Certo, il nostro ordinamento prevede che il carcere non sia solo punitivo ma anche rieducativo. E il lavoro contribuisce alla «rieducazione» del detenuto. Ma non può valere sempre. Non se il reato è così atroce. Non se la pericolosità sociale di chi l’ha commesso non è stata completamente «neutralizzata». E, comunque, devono esserci delle eccezioni. Noi crediamo che quella dell’assassino del povero Tommy sia una di queste.

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