Legami pericolosi e tracce che portano ai gruppi jihadisti che operano in Tunisia, Libia e Algeria. Poi ci sarebbero le immagini del suo arrivo all'aeroporto di Tunisi il 2 febbraio scorso e un numero di passaporto che sarebbe stato inviato agli inquirenti italiani e che coinciderebbe perfettamente con quello di Abdel Majid Touil. La vicenda del 21enne marocchino, arrestato martedì scorso a Milano per una presunta partecipazione alla strage avvenuta al museo del Bardo il 18 marzo, si arricchisce di altri dettagli. Per gli inquirenti italiani, dopo quattro giorni di accertamenti, non ci sarebbero dubbi sull’identità. Quindi si esclude l’errore di persona. Sulla colpevolezza, però, bisogna ancora aspettare le motivazioni sul mandato di cattura internazionale. Dalla Tunisia, intanto, filtrano altre indiscrezioni sulla posizione del giovane, soprattutto quelle relative alla rete di terroristi che ha organizzato l’attentato in cui sono morti anche quattro turisti italiani. Secondo fonti de «Il Tempo», il 22enne sarebbe entrato in contatto con i gruppi jihadisti una volta arrivato in aereo a Tunisi con un volo da Casablanca il 2 febbraio scorso. Dello sbarco gli investigatori maghrebini avrebbero anche le immagini riprese dalle telecamere dell’aeroporto. Durante il periodo di permanenza a Tunisi, prima dell’imbarco su un gommone partito dalla Libia, Touil sarebbe entrato in contatto con le menti dell’organizzazione attraverso un certo Othmane, un algerino già nella rete di attentatori composta dalla khatiba tunisina Okna Ibn Nafaa e il suo capo Khaled Chaib, alias Lokmane Abou Sakhr ucciso il 29 marzo scorso in un raid della polizia tunisina proprio perché considerato uno dei responsabili della strage, e Mokhtar Belmokhtar, l’algerino a capo del gruppo jihadista «Khatiba al-mulaththamin». L’organizzazione, già dalla fine del 2014, aveva iniziato a pianificare l’attacco in Tunisia perché considerato dall’Occidente il Paese simbolo di quelle nuove democrazie che avrebbe portato la Primavera araba. Per questo l’attentato è stato progettato in un posto che rappresenta il cuore dell’economia della nazione: il turismo. In tutto questo scenario, secondo le ricostruzioni che filtrano da Tunisi, Touil non sarebbe stato un elemento di spicco, ma avrebbe offerto un supporto logistico e partecipato anche ad alcune riunioni «operative», tra cui una che sarebbe avvenuta in Libia, nei pressi di Derna. Forse il passaporto di Touil potrebbe essere stato ceduto in uno di questi momenti all’altro marocchino, attualmente ricercato dai tunisini, e che ha fatto parte del commando. Attraverso la zona di transito dei prodotti di contrabbando destinati alla Libia, poi, il 22enne si sarebbe mosso più volte fino a quando avrebbe lasciato definitivamente la Tunisia per dirigersi verso le coste libiche e imbarcarsi, senza documenti, su un gommone diretto in Italia. Un periodo di circa 15 giorni, dunque, durante i quali Touil sarebbe venuto a contatto con chi ha organizzato l’attacco terroristico offrendo la sua partecipazione all’organizzazione della strage. Nel giro di jihadisti che operano nel nordafrica, il 22enne sarebbe entrato attraverso il gruppo estremista marocchino Al Adl Wal Ihsane, «Giustizia e carità», vicino all'algerino Othmane.
Ecco tutti i contatti di Touil con i terroristi
Avrebbe offerto supporto logistico e partecipato a riunioni operative Le autorità tunisine: abbiamo le foto del suo arrivo nel nostro aeroporto
