Attualità

Ciampino aeroporto a rischio

La recinzione metallica dello scalo romano tagliata in più punti Un vero e proprio via vai di ladri e rom soprattutto nelle ore notturne

«Una volta, quando l’aeroporto era solo militare, Ciampino era una roccaforte. Inespugnabile, sicura, a prova di attentato. Diventato uno scalo in parte civile, le cose sono cambiate e la sicurezza si è adeguata allo standard di tutti gli altri scali: praticamente inesistente». L’inquietante rivelazione è di un ex pilota dell’aeronautica militare, un uomo con 25 anni di volo alle spalle e una carriera tra quelli che contano. Non usa mezzi termini quando commenta la violabilità dell’aeroporto di Ciampino, dopo l’irruzione da parte di due uomini sventata solo grazie all’unica guardia giurata in servizio. Il fatto è di lunedì sera, intorno alle 22,30. La recinzione perimetrale che circonda le piste, la sede Enav e gli alloggi dei militari è una rete metallica martoriata in più punti: tirata, allargata, sventrata e quasi mai riparata per gli elevati costi di manutenzione. L’altra sera, però, in due provano a scavalcarla per correre in direzione delle piste. Precedentemente inseguiti sull’Appia in direzione Velletri da una pattuglia della Polizia Stradale, abbandonano l’auto rubata sulla quale si trovano per attraversare a piedi la strada statale sognando la libertà in direzione dell’aeroporto. Uno tenta di scavalcare la recinzione che delimita la sede del centro di controllo regionale Enav ma, notato in tempo dall’unica guardia giurata in servizio, sgattaiola via tra le auto in sosta facendo perdere le proprie tracce. «Fermo o sparo!» gli grida contro il vigilantes di turno nell’area da tempo martoriata dai lavori in corso. Ma la pistola puntata evidentemente non lo intimorisce abbastanza e l’assenza di illuminazione regala all’uomo il vantaggio. Riesce nell’impresa il complice, intrufolatosi attraverso la rete della strada che costeggia gli alloggi dei militari e che, non illuminata e priva di un impianto di videosorveglianza, porta attraverso un cancello puntualmente aperto alle piste del 31° stormo, quelle dalle quali partono ad esempio gli aerei delle cariche istituzionali. Quando, poche ore dopo la clamorosa ma inevitabile irruzione, i carabinieri arrivano sul posto, trovano la rete sollevata e tracce di smottamento del terreno. Pochi metri più avanti, sullo stesso lato della via Appia dove l’avevano lasciata per fuggire a piedi, anche l’auto poi risultata rubata. Dei due però, apparentemente rom secondo la guardia giurata che li ha visti mettendoli in fuga, neanche l’ombra. Dileguatisi chissà dove, in un aeroporto della Capitale, con la complicità del buio che regna nell’intera zona nonostante l’importanza strategica dello scalo. D’altronde il salto della rete, a Ciampino, è uno sport praticato da tempo. E con discreti risultati. Anni fa, a dimostrazione che la questione esiste da tempo – inascoltata – un ragazzo etiope scavalcò la recinzione perimetrale ritrovandosi a pochi passi dalla pista di decollo mentre un aereo cargo era in fase di rullaggio. Quindi al Leonardo Da Vinci, a Fiumicino, appena tre mesi fa. Un clochard, intrufolatosi attraverso la rete, pensò bene di mettersi a dormire all’interno di un aereo parcheggiato poco distante. La stessa recinzione, neanche a farlo apposta, da dove poche settimane fa tre algerini riuscirono ad ìevadere” in direzione della pineta di Focene dopo essersi buttati da un aereo pronto a decollare per portarli ad Istanbul. Blitz attraverso la recinzione forzata, corse sulle piste, furti di rame capaci di mettere a rischio il traffico aereo della Capitale e non solo, sono problematiche segnalate da decenni alle autorità e mai risolte. Lo scambio epistolare tra l’Enac, l’aeronautica militare, l’Ippodromo Capannelle e le forze dell’ordine per denunciare i furti di rame all’interno dell’aeroporto, ha spesso come tema lo spegnimento del sentiero di avvicinamento aereo, puntualmente manomesso con rischi facilmente immaginabili per i velivoli in fase di atterraggio. I due che martedì sera hanno provato a scavalcare la recinzione erano rom, secondo la guardia giurata. Due dei tanti che negli anni hanno tentato la scalata della rete per accedere ai cavi di rame, ai chiusini dei pozzetti e a qualsiasi materiale a portata di mano. Impossibile escludere, d’altronde, che il guasto al radar Enav di Ciampino, che pochi giorni fa ha rallentato il traffico aereo, sia stato provocato dall’ennesimo furto. Rame e recinzioni violate a parte, a turbare ogni giorno da decenni la tranquillità dell’aeroporto di Ciampino sono i roghi accesi nel vicino campo nomadi La Barbuta, lo stesso – si pensa – dal quale vengono i nomadi a rubare il rame e dal quale probabilmente arrivavano i due ladri di auto in fuga verso le piste. Il 13 gennaio scorso lo stesso Ente Nazionale per l’Assistenza al Volo denunciò l’emergenza dei continui incendi nell’insediamento vicino l’aeroporto. La richiesta alle autorità di provvedere per evitare il rischio di un disastro aereo, specie per i problemi di visuale riscontrati dai piloti in fase di atterraggio, non hanno però sortito alcun effetto. Così come le segnalazioni per l’illuminazione da tempo fuori uso e per la recinzione perimetrale piuttosto ìprovata». «E’ una situazione incredibilmente immutata, quella di Ciampino - commenta lo stesso ex pilota profeta in piste per lui oggi migliori -. Ricordo quella rete groviera e gli interventi di manutenzione puntualmente rimandati per i troppi soldi necessari a ripararla, come ricordo i tempi in cui per il fumo da quel campo nomadi non si vedeva neanche la pista. Lavoravo lì e si parlava di questo. Da sette anni sono andato via e si parla ancora di questo. Ma il problema è di tutti gli aeroporti - ammonisce il pilota -. A Pisa scavalcare la rete intorno alle piste era il passatempo preferito dai ragazzi per farsi le foto sotto gli aerei militari». La sicurezza vola via, oltre i radar dell’antiterrorismo. E tra incursioni in pista e illuminazione a intermittenza clochard, rom e chissà chi altri sfidano in una corsa a ostacoli un sistema «fragile» quanto una nuvola.

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