Le «combine» dovevano essere certe. Diversamente «t’ammazzano» assicurano gli indagati nelle intercettazioni. Come nel caso di Juve Stabia-Lupa Roma di novembre 2014, persa 1-0 dai laziali. Ercole Di Nicola, direttore sportivo de L’aquila, manipola l’incontro sul quale c’erano le scommesse di personaggi legati a doppio filo con la mafia dell’Est Europa che l’avevano minacciato. Un’organizzazione che si spartiva la grande torta delle serie minori del calcio italiano assieme alla ‘ndrangheta e che trovava sponda nella «fragilità di giocatori». Attraverso un «budget milionario», come fosse una «scommessa di borsa», avveniva la compravendita delle partite con la compiacenza di «direttori sportivi e presidenti di società». Il quadro investigativo dello Sco è ben delineato. Lo sfondo sono le leghe minori del calcio italiano. Una sorta di grande buffet assortito, in cui era possibile mettere le mani. Bastava avere il contatto giusto e, soprattutto, il denaro. Ma andiamo per gradi, perché stando alla ricostruzione investigativa avrebbero operato due distinte organizzazioni. LE MANI DELLA ‘NDRANGHETA Secondo gli atti, la prima associazione avrebbe avuto come «area di pertinenza» quella della Lega nazionale dilettanti. Figure di vertice sono «Mario Moxedano, Antonio Ciccarone (presidente e direttore sportivo del Neapoli, ndr) e Pietro Iannazzo». Quest’ultimo è inquadrato come un «personaggio di primo piano della ‘ndrangheta ed esponente di spicco della cosca Iannazzo di Lamezia Terme con interessi nel settore del calcio». Inoltre, nell’incartamento giudiziario si legge che «proprio di recente la suddetta cosca è stata oggetto di attenzione giurisdizionale con emissione di ordinanza cautelare del gip di Catanzaro e che Iannazzo trovasi attualmente ristretto in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso». LA CUPOLA DELL’EST «La seconda organizzazione », invece, avrebbe controllato la Lega pro. Nel mirino sono finiti Fabio Di Lauro, ex calciatore, faccendiere che approfitta della parte marcia dell’ambiente del calcio professionistico, che ben conosce, traendo cospicui guadagni dalle scommesse sulle partite oggetto di frode sportiva. Di Lauro risulta ottenere denaro per combinare gli incontri da «Enrico Malvisi e il suo gruppo di collaboratori di Forlì, nonché da investitori provenienti dall’Est Europa, tra i quali spicca la figura del serbo Uros Mirosavljevic». LA SUPER COMBINE Ed è proprio Di Lauro a organizzare la combine per la partita della squadra romana. L’incontro del primo novembre 2014 della Lega pro, finisce anche sotto la lente dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli di Stato. Quel giorno sulla Juve Stabia vincente sono puntati ben 68mila euro di giocate. «L’anomalia – si legge negli atti – consisteva appunto nella notevole differenza di incassi tra la partita in questione e le altre del medesimo campionato disputatesi nella giornata». L’incontro, infatti, finisce 1-0 per la Juve Stabia. Ma è grazie alle intercettazioni telefoniche che si scopre tutta la fase preparatoria di questa presunta combine. La soffiata arriva direttamente da Di Nicola, direttore sportivo de L’Aquila. Ma c’era un timore: se l’informazione di fosse rivelata sbagliata c’era il rischio di un omicidio. «T’AMMAZZANO» Di Lauro ne parla al telefono con Daniele Ciardi, magazziniere della squadra Santarcangelo. «Io – dice Di Lauro - penso che Ercole... se non passa la partita che gli ha detto, l'ammazzano... gli ha fatto giocare (agli scommettitori serbi e sloveni, ndr) la Juve Stabia (…) io sono stato fino adesso con loro (…) loro si sono giocati 30-40 mila euro sulla Juve Stabia, cioè da matti Daniè... da matti...perché lui gli ha dato la…». Di Lauro aggiunge di aver riferito a Di Nicola che «Ercole ma quello che gli hai detto è giusto? Cioè non è che rischiamo?». L’ALBANESE PESTATO Che ci fosse il rischio di violenze, comunque, emerge in modo chiaro. «Lindagine – si legge - ha svelato una serie di frizioni tra i sottogruppi che si evolveranno in maniera critica anche con atti di bieca violenza. La pericolosità degli scontri prevalentemente tra i serbi ed i pugliesi (altro gruppo di scommettitori, ndr) generano seri timori in quanto gli stessi girano a volte armati e che per debiti non onorati potrebbero trascendere verso atti di violenza più gravi di quelli registrati». Per questo gli investigatori parlano di «un violento pestaggio da parte dei pugliesi ad un loro complice albanese con loro in debito di una grossa somma di danaro». AFFARI D’ORO Il business va a gonfie vele per Di Lauro. Ed è sempre dalle intercettazioni che appare «entusiasta dei nuovi soci in affari»: Marco Ulizio e Massimiliano Carluccio, soci occulti e direttori di fatto de Pro Patria, pronti a manipolare l’incontri di Coppa Italia Sassuolo-Pescara del 3 dicembre 2014 terminato 1-0, al costo di 150mila euro. Di Lauro ne parla con Ala Timosenco, vicina al gruppo di scommettitori dell’Est, capeggiati da Uros Mirosavljevic. «Gli devi dire – dice Di Lauro, chiedendo di riferire a Mirosavljevic – che domani c’è una partita…a livello di serie A proprio…questi mi hanno sparato alto, cento, centocinquata…è una partita di Coppa Italia (…) loro danno le garanzie e non devono portare subito i soldi, magari su 100 ne portano 25… 20, 25 e quegli altri li porteranno (…) se gli interessa…di venire subito in Italia, la partita è domani ed ora io ti mando il messaggio, gli dici: “Questi qui ti fanno arrivare pure fino alla serie A, serie B”». «PUNTI 100 E VINCI 500» L’uomo, inoltre, aggiunge altri particolari: «Gli devi dire (a Mirosavljevic , ndr) che oltre a questo ci possono essere situazioni…. ci sono, hanno squadre di serie B, squadre di serie A, ci sono delle garanzie dove possono fare, se lui è in grado (economicamente, ndr)… cioè nel senso che se ce la fa (…) In partite del genere si riesce a scommettere tantissimi soldi pure un milione di euro, pure 2 milioni di euro quindi se loro… se lui è nella potenzialità, va bene… se non è nella potenzialità cercheremo qualcun'altro, hai capito?». Infine conclude dicendo che «loro basta che puntano 100mila, ne prendono 500…». E’ Di Nicola, il direttore sportivo de L’Aquila, invece, a riuscire a manipolare un altro incontro di serie B, Livorno-Brescia «andato a buon fine» per la cricca del pallone. IL CONTATTO NELLA FIGC Capitolo tutto da chiarire riguarda presunti rapporti tra Marco Ulizio e un componente di una commissione della Figc, che avrebbe interessi professionali anche negli incontri di serie A e Champions Legue. Di questo ne parla Ulizio con il figlio Andrea, calciatore del Pro Patria. La telefonata comincia con una frase incomprensibile e prosegue con «sai chi me l’aveva presentato questo qua? Ti ricordi quell’attaccante di colore che era a Porto Corallo, come si chiama?», «ah – risponde il figlio – Aziz». «Eh – ribatte Marco Ulizio – me l’ha presentato lui! Questo fa parte della commissione della Figc che lavora anche a livello di Champions League, Serie A». «LOTITO RICATTA TAVECCHIO» Telefonata che svela la doppia faccia di Di Nicola, invece, è quella avuta con Vittorio Galligani. Quest’ultimo è stato direttore sportivo di numerose società di calcio, dalla serie A alla ex serie C. Attualmente è editorialista della rivesta online TuttoLegaPro.com. Nella telefonata non mancano espressi riferimenti ai Claudio Lotito e Adriano Galliani. «Hai attaccato Lotito a tutto andare!», dice Di Nicola. «Ma Lotito deve... ha rotto i coglioni – risponde Galigani - , il motivo del dissidio è Lotito, non è Ma…Macalli e Tavecchio sono due rincoglioniti in mano alle...come si dice...si in mano a Lotito, che li ricatta, c'è pur da dir che lui pensa che Lotito aveva diritto di fare il vicepresidente (…) in federcalcio, se lui lascia la sua poltrona a Macalli, c'è un motivo, se lui perde…una cosa che molti non hanno compreso…questa maggioranza della lega…della federcalcio, esiste in funzione del 17% della Lega pro, se lui perde il 17% della Lega pro salta tutta federcalcio». Infine, Galligani conclude affermando che «lui adesso (Lotito, ndr) con Infront insieme a Galliani, che è un paraculo Galliani, hanno preso anche il Brescia. Infront è Galliani! Infront è Galliani!». «Quindi Lazio, Salernitana, Brescia e Bari (riferendosi alla proprietà, ndr)», dice Di Nicola, con un Galigani che conclude con un «eh!».
Il campionato della 'ndrangheta
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