Per gestire il caos della Libia e bloccare il traffico di essere umani serve anche un accordo con i governi di Tobruk, Tripoli e con i capi delle numerose tribù per creare una zona cuscinetto dove intercettare e fermare gli scafisti. Una partita complessa, che si gioca contemporaneamente a quella condotta da Federica Mogherini in Europa. La diplomazia italiana, infatti, lavora su più fronti: in Europa, ma anche con gli attori libici. L'intento sarebbe quello di creare una zona cuscinetto lungo le coste del paese per consentire il contrasto agli scafisti. Nei giorni scorsi, infatti, a Roma sarebbe arrivato il sindaco di Tripoli con una delegazione di sindaci della costa proprio per discuterne. Il governo di Tobruk, però, non vede di buon occhio l'ipotesi e all'Occidente chiede armi e soldi per condurre in solitudine la battaglia contro l'Isis e i trafficanti di esseri umani. Il via libera del Consiglio Ue alla missione navale contro le reti di scafisti nel Mediterraneo, dunque, secondo quanto riferiscono fonti de Il Tempo, rende necessario anche un accordo con la Libia per la creazione dell'area su cui intervenire per bloccare i flussi migratori. La missione, però, è ardua. Oltre alla presenza di due governi in rotta tra loro, la Libia ha al suo interno una realtà frastagliata difficile da mettere insieme. Complessivamente si calcola siano circa 180 mila gli uomini armati divisi tra le varie correnti, tribù, katibe e gruppi che fanno capo all'Isis. Una polveriera pronta ad esplodere. Inoltre, proprio lo Stato islamico con la gestione del traffico dei migranti si stima che abbia già incassato 323 milioni di dollari facendo pagare il "pizzo" agli scafisti per continuare a lavorare. Parte di questi soldi arriva anche all'interno dei governi attraverso esponenti corrotti che ostacolano ogni operazione contro il traffico di esseri umani.
Il sindaco di Tripoli a Roma
Incontri segreti con i libici Ipotesi di un’«area cuscinetto»