Rischia di naugrafare in un mare di «no» il piano dell’Europa sull’immigrazione. Con il rifiuto della Francia, sono diventati dieci i Paesi che hanno dichiarato di non voler accettare il sistema di quote ipotizzato dalla Commissione Ue o che chiedono di rivederlo alla luce degli stranieri già presenti nei loro confini e di altri problemi interni, come la disoccupazione. Intanto i ministri degli Esteri e della Difesa europei hanno fatto il punto sulla missione navale che dovrà fermare i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo. Un programma che prevede il dispiego di mezzi navali e aerei da ricognizione al largo della Libia per ricercare e trarre in salvo i migranti (Sar) ma anche blitz per catturare e sequestrare i barconi utilizzati dagli scafisti, se e quando l'Onu darà il via libera alla risoluzione che fornirà il «quadro legale» alle operazioni. Un primo passo politico a cui seguirà, in caso di via libera dal Palazzo di Vetro e dopo la ratifica dei capi di Stato Ue, la designazione del quartier generale della missione, chiamata «Eu Navfor Med». Sarà a Roma sotto la guida dell'ammiraglio italiano Enrico Credendino. La Francia, la Gran Bretagna, la Germania, la Spagna e ovviamente l'Italia hanno già promesso navi. Polonia e Slovenia impegnerebbero aerei da ricognizione ed elicotteri. L'alto rappresentante della politica estera dell'Ue, Federica Mogherini, ha escluso invece operazioni militari in territorio libico. Per ottenere il mandato Onu, Mogherini è stata due volte a New York negli ultimi dieci giorni: la piena operatività presuppone l’approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza di una risoluzione in base al capitolo 7, che fa riferimento all’uso della forza. E però, dopo Gran Bretagna, Ungheria e Polonia Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, anche la Francia mette in discussione la questione delle quote di ripartizione dei migranti. Due giorni fa il premier Manuel Valls ha detto che «i rifuguiati devono essere distribuiti tra gli Stati membri in modo più equo» e che «questo comporta considerare gli sforzi già compiuti da ciascuno». Ma è proprio quello che ha fatto la Commissione, considerando un «tetto» massimo per ogni nazione, al netto dei richiedenti asilo già presenti sul suo territorio. Anche la Spagna ha criticato i criteri della ripartizione, affermando che non sono «né giusti né realistici». «Siamo assolutamente preparati a fare uno sforzo di solidarietà, ma questo sforzo deve essere proporzionato, giusto e realistico e a mio avviso i criteri stabiliti dalla Commissione non lo sono», ha dichiarato il ministro degli Esteri Jose Manuel Garcia Margallo. Il ministro ha spiegato che i criteri non tengono conto dell'alto tasso di disoccuazione spagnolo, degli sforzi già compiuti per accogliere i richiedenti asilo e «del grande sforzo che stiamo facendo per controllare le migrazioni dal Marocco, dalla Mauritania e dal Senegal che hanno impatto sull'intera Ue». Ma, anche in questo caso, il tasso di disoccupazione del Paese ospitante è proprio uno dei criteri adottati dal piano Ue. Più probabile che, dietro i rifiuti dei dieci Paesi ci sia il timore (taciuto) di infiltrazioni terroristiche. Per tutta risposta, il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha tenuto a sottolineare che sul principio di condivisione delle responsabilità per l'accoglienza non si devono fare passi indietro: «Sarebbe francamente molto amaro constatare che quell'iniziativa e quella disponibilità a rendere quel problema un problema europeo, e non solo italiano, facesse passi indietro», ha spiegato. E, anche se finora non c'è stata alcuna richiesta, la Nato ha fatto sapere di essere pronta a collaborare nella missione anti-scafisti. «Non voglio nemmeno immaginare che il piano Juncker salti», ha ribadito il ministro dell'Interno dopo il «niet» francese. «Se si prefigurano dissensi - sottolinea Angelino Alfano - è perché si interviene sulla sostanza, ma non credo che la Commissione Ue si sarebbe avventurata in una scelta del genere se non avesse avuto la percezione di una disponibilità degli Stati a procedere. Il tema dell'immigrazione - prosegue il ministro - è difficile da maneggiare per chi è al governo, mentre è molto facile per chi, come Salvini, sa che al governo non andrà mai e può quindi sproloquiare. Credo che in Francia accada la stessa cosa. In ogni caso, chiariremo tutti i dubbi nell'ambito dei consigli dei ministri degli esteri e degli interni dei paesi Ue. La nostra linea è netta: tutta l'Europa deve farsi carico del tema dei profughi. Non siamo intenzionati a indietreggiare su questo principio». Sempre ieri, infine, a Bruxelles durante i lavori del Consiglio di Associazione fra Unione Europea e Turchia, quest’ultima è stata incoraggiata «a sviluppare tale dialogo perché diventi una piena cooperazione per prevenire i flussi di migranti illegali nel mar Egeo e Mediterraneo e per la lotta contro i trafficanti di esseri umani».
E naufraga il piano quote dell’Europa
Dopo Gran Bretagna e molti Paesi dell’Est anche la Francia dice "no". La Ue rinuncia ad affondare i barconi degli scafisti nei porti della Libia
