NAPOLI Sono ancora gravi ma stazionarie le condizioni di Vincenzo Cinque, 63 anni, ricoverato in coma indotto al «San Giovanni Bosco»: il luogotenente della polizia municipale, uno dei sei feriti da colpi di arma da fuoco, venerdì scorso, in via Napoli a Capodimonte, sparati da Giulio Murolo. L'infermiere è l’autore della strage, avvenuta tra i quartieri Miano e Secondigliano, in cui sono morte 4 persone: il fratello, la cognata, un capitano dei vigili urbani ed un passante, un cuoco, che in sella ad un motorino stava facendo ritorno a casa. Gesto per il quale il quarantottenne, che lavorava all'ospedale Cardarelli di Napoli, ha chiesto «perdono, a tutti. Ai miei nipoti (i figli del fratello), a mia madre, agli estranei che ho coinvolto», come ha fatto sapere il suo avvocato difensore. All'interrogatorio del pm, comunque, l'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. L'infermiere, con la passione per le armi, deve rispondere delle accuse di duplice omicidio volontario, strage, resistenza a pubblico ufficiale, spari in luogo pubblico, detenzione illegale di arma clandestina e ricettazione. Quest'ultimo reato contestatogli perché nel suo appartamento sono state rinvenute non solo le 2 carabine, i 2 fucili e le 3 pistole, legalmente detenuti, ma anche, nascosto sotto il letto, un mitra, un Ak 47 Kalashnikov, scarico, una terza carabina, ed ancora 2 machete, oltre a diverse migliaia di munizioni.
Murolo non risponde. Grave il vigile ferito
NAPOLI Sono ancora gravi ma stazionarie le condizioni di Vincenzo Cinque, 63 anni, ricoverato in coma indotto al «San Giovanni Bosco»: il luogotenente della polizia municipale, uno dei sei feriti da...
