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Minacce al Papa, indaga l’Antiterrorismo

Aumentano anche su internet minacce e frasi d’odio contro Francesco. La procura di Roma ha aperto un’inchiesta. Allerta per la visita a Sar

Parole colme di odio verso Papa Francesco, che sfociano in vere e proprie minacce contro la sua persona. La procura di Roma ha avviato un’indagine per risalire agli autori di alcune frasi minatorie, scritte in italiano, di recente apparse su internet e indirizzate contro il Santo Padre. Il fascicolo è stato aperto proprio tre giorni fa ed è stato affidato al pool di magistrati dell’Antiterrorismo guidati dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. Si tratta degli stessi pm che stanno indagando sul proselitismo islamico. Al momento non ci sono indagati, ma gli investigatori – specializzati nei reati commessi attraverso il web – sono già al lavoro per risalire al terminale usato e individuare chi abbia pubblicato in rete quelle frasi. L’obiettivo degli inquirenti è capire se vi sia un intento minatorio fine a se stesso, oppure se dietro quelle parole di disprezzo nei confronti del Papa si nasconda un pericolo concreto di attentato alla sua vita. Resta il fatto che, trattandosi di una minaccia grave, il codice penale prevede la procedibilità d’ufficio. Non è stato quindi necessario che Bergoglio, come persona offesa, presentasse una denuncia-querela. Per quanto riguarda invece la competenza territoriale, in questo caso spetta all’autorità giudiziaria italiana (in particolare alla procura di Roma), perché le minacce sono state pubblicate su internet. Nel caso in cui le frasi minatorie siano contenute invece in missive cartacee recapitate presso la Santa Sede, per stabilire il giudice territorialmente competente bisogna individuare da quale Paese provenga la lettera. Se la lettera è stata spedita dall’Italia, la competenza è delle nostre procure; se è stata spedita dall’estero, la competenza è della Stato del Vaticano. Non è la prima volta che il Papa riceve delle minacce. L’attenzione dell’intelligence sull’ipotesi di un possibile attentato al Santo Padre si è innalzata a partire dallo scorso settembre, in concomitanza con l’inasprimento dell’odio jihadista veicolato dal Califfato contro il mondo occidentale, e quello cattolico in particolare. Come conseguenza è stato rafforzato il dispositivo di prevenzione e controllo delle forze dell’ordine, soprattutto durante l’Angelus domenicale e l’udienza generale del mercoledì. «Bisogna garantire la sicurezza del Papa ovunque, perché credo che possano cercare di colpirlo durante i suoi viaggi o anche a Roma – ha avvertito l'ambasciatore iracheno presso la Santa Sede Habeeb M.H.Al Sadr – In Vaticano mi dicono di essere tranquilli e che le affermazioni dell'Isis non cambieranno la loro posizione. Ma quanto dichiarato dai terroristi dell’autoproclamato «Stato islamico» è chiaro: loro vogliono uccidere il Papa». Ora l’attenzione è concentrata sulla visita del 6 giugno di Bergoglio a Sarajevo. «Ci sono minacce terroristiche contro il Papa», è l’allarme lanciato da Dragan Lukac, ministro dell’interno della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.

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