Nelle prossime settimane sui barconi carichi di immigranti, che quotidianamente sbarcano sulle nostre coste, ci saranno anche i terroristi dell'Isis. Ne è convinto il ministro dell'Informazione del governo libico di Tobruk, Omar al Gawari, che ieri ha lanciato l'ennesimo allarme sul rischio di infiltrazioni jihadiste tra i profughi. Per la nostra intelligence, però, non ci sono evidenze che ciò possa accadere: «Il viaggio sui gommoni - spiegano gli 007 a Il Tempo - è rischioso e carico di insidie, molto pericoloso e poco redditizio. Se proprio l’Isis volesse arrivare in Italia lo farebbe utilizzando altri mezzi». Al Gawari, però, parlando con l’Ansa, ha detto che l'esercito libico ha informazioni in tal senso e che a breve i terroristi potrebbero sperimentare l’invio di barconi carichi di terroristi dall'Africa verso l’Italia. La possibilità che la tratta di esseri umani sia lo strumento attraverso il quale il Califfato prova ad infettare l’Europa, è un allarme che va avanti da mesi. Lo stesso Stato islamico, attraverso annunci e manuali pubblicati in Rete, ha più volte minacciato: «Vi invadiamo con i migranti». Persino nell'ebook «Bandiere nere da Roma», di cui Il Tempo ha dato notizia a febbraio scorso, vengono tracciate su una mappa le rotte attraverso le quali gli jihadisti possono arrivare in Europa. Una di queste è lo sbarco di profughi sulle nostre coste, che è un viaggio definito «più agevole» in relazione alla possibilità di muoversi sprovvisti di documenti di riconoscimento. L’Isis, quindi, è entrato a pieno titolo nel business del traffico di immigrati e non solo. Secondo fonti libiche de Il Tempo, gli jihadisti oltre a gestire i flussi che partono dalla Libia verso le nostre coste, caricano sui barconi pieni di disperati anche i terroristi, confermando in parte quanto detto ieri dal ministro di Tobruk. Gli scafisti, dunque, sarebbero solo l'ultimo anello della catena che gestisce l’immigrazione selvaggia diretta in Europa. Chi comanda davvero da quelle parti è l’Isis. Lo Stato islamico è arrivato alle porte dell'Italia, facendo del nostro Paese l'autostrada per l'arrivo in Europa degli jihadisti, ma anche dei foreing fighters. La polveriera della Libia è stata a lungo sottovalutata, diventando un Paese senza governo stabile da anni e in mano ad almeno 14 gruppi o tribù. Il fondamentalismo islamico è dilagante, mentre la bandiera del Califfato nei mesi scorsi è comparsa a Derna e Bengasi. Intanto il Vaticano, obiettivo dichiarato dei terroristi, ha aperto le porte ai fedeli di Maometto e non solo, pubblicando un volume in arabo, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, che racconta ai turisti tutte le curiosità all’ombra del Cupolone. «Il Vaticano, i suoi significati e i suoi monumenti» sarà presentato mercoledì 20 alle 17.30 all’Istituto Patristico Augustinianum di Roma. Il Vaticano, dunque, ha pensato di mettere a disposizione dei turisti arabi che arrivano nella capitale una guida ad hoc delle sue bellezze artistiche e monumentali - dalla Basilica di San Pietro ai Musei Vaticani - senza dimenticare i giardini e le catacombe. Nel testo è anche fornita una rievocazione storica del luogo e vengono descritti i diversi dicasteri e organismi dello Stato Vaticano. Il volume è a firma del nunzio apostolico Edmond Farhat per le edizioni Lev.
Sos da Tobruk: l’Isis sale sui barconi
L’allarme lanciato dal ministero dell’informazione libico, Omar al Gawari Scettici gli 007 italiani: "Troppo rischioso attraversare il mare con i rifugiati"
