Tafferugli e momenti di tensione con le forze dell’ordine durante lo sgombero. Poi le ruspe sono entrate in via delle Messi d’Oro,a Roma, e hanno demolito l’insediamento abusivo della Capitale, composto da circa 60 tra roulotte e baracche, abitate da migranti «in transito» nel nostro Paese, e da qualche nucleo familiare che da anni viveva nella baraccopoli. In tutto le persone presenti erano 200 tra rom, bengalesi e nord africani. Una sorta di «non luogo», che rappresentava un punto di ritrovo per i profughi che, dopo gli sbarchi sulle nostre coste, desideravano raggiungere il nord Europa. Spesso questi «fantasmi», senza documenti e quindi clandestini sul territorio italiano, si appoggiavano magari per qualche ora in via delle Messi d’Oro prima di proseguire il viaggio. Una situazione di degrado che andava avanti ormai da quasi dieci anni, dove le condizioni igienico-sanitarie erano disastrose. Eppure, ieri mattina, le forze dell’ordine e vigili hanno fatto fatica a mantenere la situazione sotto controllo. Le persone presenti all’interno della baraccopoli hanno tentato di opporsi allo sgombero, supportati anche da un gruppo di esponenti dei centri sociali presenti al momento dell’arrivo delle ruspe. A seguito dei momenti di tensione, durante i quali gli occupanti hanno anche cercato di creare una sorta di barricata con i carrelli della spesa, un nordafricano è stato fermato perché, con una pietra in mano, ha opposto resistenza alle forze dell’ordine. Un clima incandescente, sia durante le operazioni di sgombero che per le polemiche che ne sono seguite. La comunità di Sant’Egidio si è detta «perplessa» per le modalità della sgombero, mentre l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha espresso «preoccupazione per lo sgombero di alcuni rifugiati, in prevalenza eritrei, allontanati dall’insediamento informale di Ponte Mammolo a Roma, dove vivevano da diversi anni. Al fine di trovare una soluzione alloggiativa e di integrazione per i residenti dell’insediamento spontaneo di Ponte Mammolo - si legge in una nota - era stato aperto da tempo presso la Regione Lazio un tavolo di lavoro che coinvolgeva le istituzioni, compreso il Comune di Roma, e le associazioni di tutela dei migranti e rifugiati». E ancora: «Sorprende che il Comune abbia deciso di interrompere questo percorso di concertazione con la società civile e con gli abitanti dell’insediamento informale e che sia stato deciso di eseguire uno sgombero coatto prima che fosse pianificata una soluzione alloggiativa alternativa e stabile». Sul piede di guerra anche le realtà antagoniste che, attraverso esponenti dei centri sociali e dei movimenti per il diritto all’abitare, hanno protestato durante lo sgombero. «La baraccopoli, in piedi da più di 10 anni, viene demolita senza nessuna soluzione possibile per gli abitanti, se non il trasferimento in un centro per rifugiati coinvolto nello scandalo di Mafia Capitale - fanno sapere attraverso i siti d’area - La gestione dello sgombero di oggi (ieri, ndr), che da diverse voci (fra cui le associazioni presenti), parla di una violenza inaudita delle forze dell’ordine, viene giustificata dall’emergenzialità della situazione. Ma sappiamo bene come le emergenze significano soldi per chi le gestisce, allora l’emergenza non è una baraccopoli che esiste da anni, ma i migranti in mezzo ad una strada da gestire alimentando i guadagni di chi gestisce il meccanismo disumano dell'accoglienza». La demolizione della baraccopoli, che nelle settimane scorse a sorpresa fu visitata anche da Papa Francesco prima di recarsi nella parrocchia di Pietralata, era nell’aria già da tempo. A luglio scorso un’inchiesta de Il Tempo ha raccontato cosa accadeva e chi viveva in quel posto degradato e abbandonato. Molti erano rifugiati che non avevano ancora ottenuto lo status. Una specie di «invisibili», sbarcati al sud che poi hanno raggiunto la Capitale nei modi più diversi: c’è chi ha fatto giorni di viaggio arrivando a piedi dalla Sicilia, e per paura di essere schedati o identificati non chiedono aiuto e tramite il passaparola si sistemano in luoghi di fortuna. Per esempio in quella che gli inquilini avevano ribattezzato la «Comunità della Pace» in via delle Messi D’Oro, dietro la stazione Ponte Mammolo, che assieme al Salaam Palace a Tor Vergata e alla struttura sulla Collatina, entrambi palazzi occupati, rappresentava uno dei tre punti di snodo dei transitanti principalmente somali, eritrei ed etiopi.
Profughi e centri sociali Barricate contro i vigili
Tensione durante lo sgombero del campo
