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Oggi fate gli auguri alla mamma

di Pietro De Leo Fermi tutti, oggi è festa nazionale. Onoriamo il pilastro dell’italianità più profonda, quella della camicia stirata, del piatto di pasta riempito da stremare anche un tirannosauro,...

F ermi tutti, oggi è festa nazionale. Onoriamo il pilastro dell’italianità più profonda, quella della camicia stirata, del piatto di pasta riempito da stremare anche un tirannosauro, delle veglie aspettando la chiave girare sulla serratura. La mamma. Croce e delizia di nuore più o meno disinvolte, religiosa icona del tetto che, in ogni momento, si trasforma nell’estremo rifugio di fallimenti umani, professionali, sentimentali. Alla fine, per la mamma saremmo sempre i campioni del mondo, fortino da difendere specie quando gli indiani che assediano sono a portata di ceffone. Però quel ceffone può arrivare anche a noi, condanna di ultima istanza per la quale non esiste revisione del processo. È questo che ci rende così ridicoli agli occhi del mondo, dove la mamma italiana è clichè da bamboccioni, è questo che ci rende così speciali. Possiamo fare mille ragionamenti sulla famiglia che cambia, che si allarga o si frammenta. Ma la mamma, si sa, è e sarà sempre la mamma. Perciò, auguri a tutte le mamme, anche a quelle volate lassù. E, italiani, in qualsiasi parte del pianeta siate, prendete il telefono e officiate questo rito. Alla sua risposta, che sarà la domanda canonica «hai mangiato?», almeno stavolta, vi prego, non rispondete «che palle».

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