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Bertolaso rischia il processo bis per l’Aquila

Inchiesta parallela per omicidio colposo presentata da un familiare di 3 vittime L’ex capo della Protezione civile dovrà comparire davanti al Gip il 16 settembre

Nonostante due richieste di archiviazione da parte dei pm abruzzesi la partita giudiziaria per Guido Bertolaso, indagato per omicidio colposo nell'inchiesta bis sulla riunione della commissione Grandi Rischi a cinque giorni dal terremoto del 6 aprile 2009, non è ancora conclusa. La procura generale dell'Aquila, accogliendo la richiesta avanza nel 2014 da un familiare di tre vittime del sisma, ha infatti deciso di avocare le indagini sulle presunte responsabilità dell'ex capo della Protezione Civile in relazione all'organizzazione di quell'incontro e alle sue finalità, e ha chiesto per lui il rinvio a giudizio per omicidio colposo plurimo. L'udienza preliminare davanti al Gup è stata fissata per il prossimo 16 settembre. A carico di Bertolaso era stata aperta un'inchiesta parallela a quella principale che ha portato sul banco degli imputati i sette componenti della Grandi Rischi - esperti di terremoti ed esponenti della Protezione Civile - riunitisi nel capoluogo abruzzese il 31 marzo del 2009 per valutare le misure da mettere in atto alla luce dello sciame sismico che interessava la città. In quel processo, a novembre, la Corte d’Appello dell’Aquila ha assolto perché il fatto non sussiste 5 persone su 6. Bertolaso, dal canto suo, era finito nel registro degli indagati in un'inchiesta parallela nata dalla conversazione intercettata tra l'allora capo della Protezione Civile e Daniela Stati (ex assessore regionale al ramo la cui posizione è stata già archiviata). Bertolaso nell'audio spiega a quest'ultima di voler convocare la riunione della Grandi Rischi per tranquillizzare la popolazione spaventata e usa anche la formula «operazione mediatica». «Non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma perché vogliamo tranquillizzare la gente», dice in un passaggio. Bertolaso ha in seguito precisato in aula le sue frasi. «Intendevo un’operazione da fare attraverso i media per informare la popolazione su quello che stava accadendo», disse il 15 febbraio 2012, «non era intesa in senso dispregiativo». «Non vogliamo un colpevole a tutti i costi, ma che si accerti la verità», commenta oggi Stefano Parretta, avvocato di Pierpaolo Visione che ha perso una sorella e due nipoti nel terremoto e ha promosso l'opposizione all'ultima richiesta di archiviazione.

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