«Gli elementi indiziari emersi hanno trovato alcuni riscontri in ordine al coinvolgimento della Banda della Magliana» nella morte di Emanuela Orlandi, «tuttavia le indagini compiute non hanno permesso di pervenire a un risultato certo in merito al coinvolgimento di Enrico De Pedis e di soggetti a lui vicini». Per questo la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per Sergio Virtù, l’autista di Renatino, Angelo Cassani (detto Ciletto), Gianfranco Cerboni (detto Gigetto), monsignor Piero Vergari, ex rettore della basilica di Sant’Apollinare, e della supertestimone Sabrina Minardi, già amante di De Pedis, accusati del sequestro di persona e dell’omicidio di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi, scomparse rispettivamente il 7 maggio e il 22 giugno del 1983. «L’esito negativo degli accertamenti effettuati sull’ossario presente nella cripta della basilica di Sant'Apollinare – spiegano i pm Ilaria Calò e Simona Maisto nelle 84 pagine della richiesta di archiviazione – costituisce un ulteriore elemento di indebolimento del quadro probatorio». L’analisi della «immensa mole di materiale osseo rinvenuto» nel maggio 2012 con la riesumazione di De Pedis, hanno escluso che i resti delle due ragazze si trovassero nella cripta. Quanto alla posizione di monsignor Vergari, non è emerso che il rettore di Sant’Apollinare e Renatino si conoscessero al momento del sequestro della Orlandi. Sabrina Minardi, invece, è definita dai pm «un testimone sicuramente difficile a causa della sua tossicodipendenza». Le sue dichiarazioni autoaccusatorie «hanno sotto alcuni profili trovato parziali riscontri – si legge nel decreto – tuttavia non consentono certamente di ritenere provata la responsabilità né di Enrico De Pedis né di Marco Sarnataro». Quest’ultimo (deceduto nel 2007), avrebbe raccontato a suo padre Salvatore (interrogato per 4 volte dai pm) di aver partecipato al sequestro Orlandi (in cambio di una moto come regalo) assieme a «Ciletto» e «Gigetto», con cui aveva pedinato la ragazza su ordine di De Pedis. Sergio Virtù, autista di De Pedis, in una telefonata con l’amante aveva ammesso di aver partecipato al sequestro, spiegando che «era una cosa fatta da giovane e per soldi». Dai risultati delle indagini è stata esclusa inoltre la presenza della Orlandi nei sotterranei della casa di via Pignatelli, indicati dalla Minardi come luogo dove era stata nascosta la ragazza. È stata invece disposta l’iscrizione di un nuovo procedimento nei confronti di Marco Accetti per calunnia e autocalunnia, descritto dai pm come un «soggetto ansioso di protagonismo». Nelle sue ricostruzioni, il fotografo si attribuiva nel sequestro della Orlandi il ruolo di telefonista, nell'ambito di «una trama ordita per condizionare la Curia». «La storia raccontata da Accetti – si legge nella richiesta di archiviazione – non è credibile ed è frutto di un lavoro di sceneggiatura scaturito dallo studio attento di atti e informazioni acquisiti negli anni». «Non condividendo alcuni aspetti della richiesta di archiviazione», riguardanti proprio la figura di Accetti, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, «ha richiesto la revoca dell’assegnazione del procedimento». «Non hanno neanche avuto il coraggio di avvertire le famiglie, lo abbiamo saputo dalla stampa – ha scritto Pietro Orlandi, fratello di Emanuela su Facebook – Comportamento meschino da parte della Procura, in linea con quello della Santa Sede. Stanno cercando di uccidere la Giustizia ma noi arriveremo comunque alla Verità». «Stiamo valutando se presentare opposizione alla richiesta di archiviazione», ha fatto sapere l'avvocato Nicoletta Piergentili Piromallo, che insieme con Massimo Krogh assiste i familiari di Emanuela.
Orlandi e Gregori, la Procura chiede l’archiviazione
Nonostante sia emerso il coinvolgimento della Banda della Magliana non ci sono le prove LEGGI ANCHE Dall'attentato a Giovanni Paolo II ai festini pedofili fino al terrorismo
