INTERVISTA ALL'EX MINISTRO BRITANNICO DEL COMMERCIO

Francis Maude: “Per generare ricchezza servono mercati aperti”

L’ex ministro britannico del commercio: «I governi devono tornare a dire la verità ai cittadini mantenendo le promesse»

K«Le democrazie occidentali devono tornare a dire la verità ai cittadini riformando lo Stato per renderlo capace di realizzare ciò che la politica promette». È questa la tesi di Lord Francis Maude, già ministro britannico del Cabinet Office, del commercio, presidente del Partito Conservatore e protagonista di una lunga stagione di riforme della macchina pubblica nel Regno Unito.

Lord Maude, come valuta la necessità di ridefinire il welfare state e il settore pubblico?

«C’è una grave disconnessione nella percezione pubblica. I politici, una volta al governo, spesso faticano a realizzare ciò che avevano promesso. Questo ha creato sfiducianegli elettori. Oggi per rendere le nostre democrazie di nuovo prospere servono, invece, uno Stato riformato, più leggero e pragmatico, con una macchina pubblica capace di eseguire in modo efficiente le decisioni dei ministri».

Lei è stato ministro del Cabinet Office, durante la modernizzazione conservatrice. Come avviare un percorso riformatore?

«Per realizzare questo cambiamento le riforme vanno condotte su base trasversale, coinvolgendo l’intero governo. Ma non basta l’attività legislativa. C’è il rischio di credere che il cambiamento nascadallameracreazione dileggi. Mala vera sfida è l’attuazione. In politica ci si concentra troppo sul piano perfetto e troppo poco sulla sua implementazione e attuazione. Capire cosa fare è la parte facile; farlo accadere è il 90% della sfida».

Dopo la Brexit, il Regno Unito ha davvero usato le libertà riconquistate?

«La Brexit è stata attuata male. C’era una decisione da prendere: usare l’indipendenza ottenuta lasciando l’Ue oppure restare allineati. Quella decisione non è mai stata presa davvero. Il risultato è stato qualcosa che non era né una cosa né l’altra: il peggiore dei due mondi».

Che relazioni dovrebbero avere oggi Uk ed Ue?

«Un rapporto estremamente amichevole e stretto: siamo, del resto, amici, alleati e vicini. È stato un errore uscire dalla cooperazione politica europea e ora serve un maggior coordinamento su temi chiave come difesa e sicurezza. Il grande errore dell’Ue è stato commesso dopo Maastricht. Quel trattato prevedeva un modello flessibile, in cui i vari Paesi potevano partecipare a differenti aspetti dell’Unione e in gradi diversi. Se quel modello fosse stato rispettato, avremmo avuto un’Unione meno intrusiva e meno basata sull’idea che una sola taglia debba andare bene per tutti. Ha prevalso, invece, una linea centralista e dirigista e i risultati sono sotto gli occhi di tutti».

Lei è stato presidente del Partito Conservatore. Quale futuro c’è per i conservatori di fronte all’ascesa di Reform Uk?

«Lo scenario britannico è più frammentato che in passato. Un partito però deve definirsi in rapporto alle proprie convinzioni, non ai propri avversari. Le convinzioni di fondo restano le stesse: vanno rese rilevanti per le preoccupazioni di oggi e le aspirazioni di domani. Sicurezza, libertà di mercato, responsabilità sono gli aspetti cruciali del mandato conservatore e dobbiamo rimanere fedeli ad essi. Kemi Badenoch lo sta facendo con chiarezza: è intelligente, coraggiosa, sincera e dice ciò in cui crede. Oggi i tre principali partiti sono tutti intorno alla fascia bassa o medio-bassa del 20% nei sondaggi: una situazione più familiare all’Europa continentale che a noi, ma può cambiare. Io credo che se iconservatori continueranno a puntare sulle proprie idee potranno riprendersi il loro spazio».

Nel nuovo scenario globale, quale ruolo resta per nazioni come Regno Unito?

«Mi rammarico della crisi della globalizzazione. Sono un convinto sostenitore del potere dei mercati aperti e del libero mercato nel generare ricchezza. Spero che torneremo a questo approccio. Un Paese come la Gran Bretagna, storicamente dotato di una visione globale e abituato a valorizzare i propri legami internazionali, può ancora avere un ruolo. Credo però che quel tempo non sia ancora passato».

Che cosa pensa della sfida posta dal populismo ai partiti tradizionali?«

Per me il populismo indica politici opportunisti, che sfruttano le preoccupazioni delle persone senza avere una posizione coerente. La disillusione verso i partiti tradizionali, spesso incapaci di mantenere le promesse, ha aperto spazio ai populisti. Ci sono però segnali che i Verdi e Reform abbiano raggiunto un plateau e stiano iniziando a perdere terreno. Le persone vogliono sentirsi dire la verità, anche quando è scomoda: lo Stato è diventato troppo grande, il welfare assorbe troppo e scoraggia il lavoro, spesa pubblica e debito sono insostenibili. Se i partiti tradizionali avranno il coraggio di dire le verità potranno frenare l’ondata populista».

Come vede Giorgia Meloni?

«Penso che Meloni abbia sorpreso molte persone. È una leader forte, seria, più riflessiva e coerente di quanto molti pensassero. Qualità che in uno scenario internazionale come quello attuale sono essenziali».

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