Attualità

Così a Roma il popolo "okkupy" fa i suoi comodi a canone zero

Da Affittopoli al teatro Valle: una lunga serie di soprusi

Quando gli immobili non sono direttamente concessi dall’amministrazione comunale i padroni autoproclamati sfondano e occupano, calamitando attivisti che diventano numeri per riempire le piazze e, col tempo, tessere su cui costruire il giro di soldi, dalla birra in nero alla mazzetta per scalare la graduatoria delle case popolari: anche a Roma, come a Milano, sopravvive un mondo parallelo popolato di centri sociali che auto-gestiscono la cosa pubblica sospesi tra illegalità e abusivismo, tradizionalmente coccolati dalla sinistra che, davanti alle iniziative della magistratura, difende i propri feudi elettorali. Il caso più recente ed eclatante, nella Capitale, è quello dell’Angelo Mai occupato a Caracalla, dove la zarina Pina Vitale - la donna che per i pm «rivestendo il ruolo di capo, gestiva gli immobili occupati per produrre reddito, trattenendo per sé, in tutto o in parte, i denari versati dagli occupanti» - aveva aperto un’osteria ritenuta «un’attività a scopo di lucro priva di qualsivoglia autorizzazione amministrativa». Davanti ai sigilli è insorta tutta la Giunta col sindaco in testa (e Sel al fianco sinistro): «Senza entrare nel merito delle indagini condotte dalle autorità giudiziarie - hanno firmato una nota congiunta Marino e il suo vice Luigi Nieri - verso le quali nutriamo la massima fiducia, Roma Capitale è intenzionata a chiedere l’immediato dissequestro delle strutture».     OKKUPAZIONI SINISTRE Il doppio filo rosso che lega gruppi, movimenti organizzati e centri sociali alla sinistra romana, dai municipi passando per il Comune fino ad arrivare alla Regione, si è palesato spesso spostando gli equilibri davanti a un tentativo di sgombero o alle numerose iniziative della Procura di Roma, obbligata agli straordinari tra cortei non autorizzati e una sessantina di procedimenti civili e penali che riguardano altrettanti immobili occupati senza alcun titolo. Storie vecchie e storie nuove. Due anni fa, l’ex minisindaco Pd Sandro Medici ha ammonito i vigili del gruppo Decoro che avevano ripulito un murales di stampo comunista - pugno chiuso falce e martello - realizzato sulla facciata della scuola materna De Curtis a San Giovanni Bosco dai giovani del vicino centro sociale: «Una squadraccia dellufficio comunale del decoro urbano ha cancellato durante la notte il murales che il X Municipio aveva autorizzato per ricordare il militante di Lotta continua Roberto Scialabba: sono indignato e profondamente dispiaciuto per quanto accaduto, una decisione animata da impulsi ideologici di chiara matrice fascista». In Regione, l’assessore alle Politiche abitative Fabio Refrigeri, sostenuto dal vice di Zingaretti, Smeriglio di Sel, esordì annunciando l’approvazione di una delibera-sanatoria che, a conti fatti, avrebbe destinato alla presunta emergenza abitativa romana 340 milioni di euro. A Cinecittà, il minisindaco Susi Fantino ha promosso la palestra Scup in via Nola (rioccupata appena tre settimane dopo il secondo tentativo di sgombero) quale «esempio di socialità da preservare». Insomma, gli esempi sprecano mentre la galassia di spazi autogestiti si rigenera: sono almeno una sessantina i centri sociali considerati «attivi» sul territorio, dai fortini storici come il palazzo in via dei Vosci a San Lorenzo dal 1973 ritrovo dei R.a.s.h., skinheads di estrema sinistra, alle Cagne Sciolte sull’Ostiense passando per le basi dei collettivi della sinistra antagonista come Action, Blocchi Precari Metropolitani, Patria Socialista, Coordinamento di Lotta per la Casa.     ABUSIVI A CANONE ZERO  Dopo l’occupazione scatta il business: ci sono anche i centri sociali nello scandalo affittopoli che ha terremotato la Giunta Marino, beni pubblici regalati ai privati o presunte onlus negli anni diventati miniere d’oro. Anche questa volta, la procura ha bruciato sul tempo l’amministrazione: come all’Angelo Mai, neanche un mese fa è stato sequestrato il Rialtoccupato in via di Sant’Ambrogio 4 al Ghetto a causa «della natura imprenditoriale delle attività ivi svolte». Abbiamo contato sul campo decine di situazioni analoghe, solo per citarne alcune Brancaleone, Bioristoro La Torre, ex Cinema Astra, Agorà 80, Auro e Marco, Aiasp Casa dei Popoli, Esc, acronimo di «eccedi, sottrai, crea»: «È un’occupazione - scrivono loro sul sito del locale - quindi un pezzo di felicità strappato alla speculazione». Il cartellone è pieno di serate, a pagamento, così come la birra: 2,50 euro, senza scontrino.     ROMANI IN BOLLETTA Chi paga tutto questo? I romani, come dimostra il caso più assurdo, quello del Teatro Valle, altro spazio occupato e difeso dalla sinistra. La procura della Corte dei conti, che la settimana scorsa ha aperto un’indagine, ipotizza per le casse pubbliche un danno erariale di almeno 90 mila euro all’anno, cioè l’equivalente delle bollette - luce, acqua e gas - mai saldate dagli inquilini bensì dal Comune di Roma, che quindi avrebbe continuato indirettamente a finanziare spettacoli e laboratori teatrali illegali. Si somma anche il conto della Siae, quantificato in più di 100mila euro di mancati introiti.

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