Una catena di lungaggini, stop, dilazioni e polemiche. la storia dell’Expo di Milano. Che porta sulle spalle 7 anni di travagli comincia il 31 marzo 2008 quando la città meneghina ottiene la designazione a ospitare l’edizione 2015 dell’Esposizione Universale con 86 voti, contro i 65 andati alla turca Smirne. L’allora sindaco Letizia Moratti, che diventerà Commissario Straordinario del Governo per l’Expo esulta: «È un chiaro successo dell'Italia, è stato lavoro di squadra», e ringrazia per la collaborazione il Presidente del Consiglio (Prodi), il ministro degli Esteri (D’Alema) e quello delle politiche Comunitarie (Bonino). A fare la Cassandra è Enrico Letta, che in un suo commento dopo la vittoria e forse presagendo i guai che si intravvedono all’orizzonte dice: «I prossimi mesi saranno fondamentali, sette anni non sono tanti, c'è bisogno di uno sforzo collettivo». E così è stato. Da quel momento infatti inizia una sequela di avvenimenti che rinviano, sospendono, bloccano prima la programmazione poi la realizzazione dei padiglioni. Al punto che il primo maggio data inaugurale alcune rifiniture non saranno terminate e per evitare di far vedere i «work in progress» c’è bisogno di in appalto indetto dalla società Expo da 2, 685 milioni di euro per le coperture di abbellimento dette di «camouflage». Si tratta di teloni innalzati per coprire le brutture di cantieri ancora aperti. Le polemiche sembrano fatte apposta per offuscare il lavoro di chi all’Expo ci crede. Così è per i contratti dei giovani chiamati a lavorarci che molti rifiutano per le condizioni e la tempistica. E poi la sicurezza dei cantieri, dalle maglie larghe, come documentato dalle inchieste dei media. Ora si inizia. Con le dita incrociate.
L’Expo che non va: sette anni di guai
L’assegnazione nel 2008. E Letta disse: il tempo che abbiamo non è tanto. Poi scandali, abbandoni, extracosti