Oltre mezzo secolo di esperienze, di tradizione clinica e riabilitativa unita alla continua evoluzione tecnologica e terapeutica. La Fondazione Santa Lucia nasce come Istituto nel 1960. Nel corso degli anni la gamma di patologie curate si è ampliata enormemente, l’invecchiamento della popolazione ha esteso la necessità di interventi, ma c’è tanto altro. La struttura (codice fiscale 97138260589 – www.hsantalucia.it) rappresenta in Italia un punto di riferimento per la riabilitazione di migliaia di pazienti. Riconosciuta come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) dal ministero della Salute, la Fondazione è il primo polo italiano nel settore delle neuroscienze: secondo il metro di valutazione IF-Fattore di Impatto (sistema di misura internazionale sulla produzione scientifica) ha raggiunto quota 2.066. La donazione del 5 per mille alla Fondazione Santa Lucia è quindi una scelta oculata per il sostegno alla ricerca utile a chi è colpito da gravi impedimenti nel movimento e nella gestione di una normale vita quotidiana. Tre i progetti-cardine da caldeggiare. «Favola» (FAVOuring Locomotion and Augmented-communication), mirato alla nascita di un nuovo laboratorio per lo sviluppo cognitivo e motorio di bambini che non comunicano o non interagiscono per paralisi cerebrale. Rientra nella branca della Neuroriabilitazione Infantile fatta da neurologi, fisiatri, foniatri, neuropsichiatri infantili, psicologi dell’età evolutiva, logopedisti, terapisti occupazionali, della riabilitazione e della neuro-psicomotricità dell’età evolutiva. Il tutto è sposato alla più alta tecnologia: medici e bioingegneri coinvolti nello sviluppo di strumenti che si basano sull’utilizzo di realtà aumentata, realtà virtuale per sviluppare la comunicazione e il controllo ambientale di bambini senza l’uso della parola, né quello del corpo. La Sensory Room con apparecchiature «video game based therapy» per misurare e incrementare il movimento dei bambini, sensori indossabili e sensori optoelettronici. Poi il MyTobii, un ausilio che sfrutta il potere delle immagini per potenziare le capacità comunicative. Altro progetto è il «Brain Computer Interface», utile nelle terapie post ictus. Affianca le normali terapie mediche e fisioterapiche. Per muovere un arto, bisogna pensarlo attivando delle cellule cerebrali che, attraverso il sistema nervoso, danno l’input ai muscoli coinvolti. Qui entra in campo la tecnologia che misura l’attività elettrica del cervello e allo stesso tempo visualizza degli arti virtuali che compiono il movimento desiderato «traducendo» l’impulso elettrico. Computer e cervello sono collegati. In questo modo si ottiene, come spiegano alla Fondazione, «una misura istantanea delle attività bioelettriche connesse alle funzioni cerebrali modulate dall’immaginazione motoria». È una sorta di palestra elettronica per il cervello, mentre gli addetti ottengono una mappatura più precisa del danno in modo da formulare terapie ben mirate sui singoli casi. Infine, il progetto su esoscheletri grazie al «ReWalk Training Center» inaugurato a marzo. Questi apparati non sono altro che supporti robotizzati indossabili: restituiscono la possibilità di camminare a persone costrette in carrozzina per una lesione della spina dorsale. Il corpo viene sostenuto in posizione eretta favorendo così il migliore e naturale funzionamento dell’organismo. L’intelligenza artificiale di questi esoscheletri e i loro sensori richiedono però ulteriore sviluppo per fare sì che sappiano interpretare ancora meglio le intenzioni di spostamento di chi li indossa avvicinandosi sempre più al movimento naturale di un corpo.
Dare una mano anche alla riabilitazione
Dalla Fondazione Santa Lucia tre progetti per stimolare la guarigione Il futuro sono la realtà virtuale, gli esoscheletri e i sensori indossabili
