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Campo minato Kosovo FOTO

I militari della Forza Multinazionale della Nato hanno disinnescato e fatto brillare 60 munizioni di artiglieria. Ma nel Paese sono più di 130 le zone ancora ritenute pericolose

Ci sono Paesi che ancora vivono sulla loro pelle le ferite della guerra. E ci sono uomini che, nonostante gli anni passati, continuano a lavorare per permttere a quei Paesi e chi li abita di vivere in una condizione di stabilità e di pace duratura. È il caso dei militari della Forza Multinazionale Nato in Kosovo che, in stretta collaborazione con le Forze di Sicurezza del Kosovo, due giorni fa hanno disinnescato e fatto brillare 60 munizioni di artiglieria in un poligono nelle vicinanze di Orahovac. Attualmente sono più di 130 le zone ancora ritenute pericolose. E l'operazione, in linea con il mandato di KFOR, ha avuto come obiettivo quello di garantire la sicurezza e la libertà di movimento, ma ha anche permesso di misurare la capacità delle Forze di Sicurezza Kosovare di cooperare con KFOR nelle attività di bonifica di ordigni esplosivi.     Campo minato Dall’inizio del 2015 questa è la terza operazione di bonifica congiunta tra KFOR e KSF. Il risultato sono più di 240 residuati bellici esplosivi bonificati e 80 aree di territorio, per più di 10 mila metri quadrati, rese di nuovo fruibili. Nel 2014 gli artificieri di KFOR e delle Forze di Sicurezza Kosovare hanno effettuato più di 360 interventi. Oltre 1050 gli ordigni bonificati; a seconda del loro stato, sono stati smaltiti in loco o raccolti e trasferiti in siti di demolizione come è successo la scorsa settimana. Questo impegno ha permesso di garantire nuovamente la libertà di movimento su oltre 36 ettari di terreno. Fino al 2013 KFOR ha addestrato le Forze di Sicurezza Kosovare nella bonifica degli ordigni esplosivi, nel 2013 le KSF hanno raggiunto la piena capacità operativa e sono autonome, ma ancora operano sotto la consulenza della NATO attraverso l’NLAT, NATO Liaison e Advisory Team.   La missione KFOR è in Kosovo con il compito di mantenere un ambiente sicuro, garantire la libertà di movimento e impedire il ricorso alla violenza. In tal modo contribuisce al consolidamento della pace e della stabilità nella regione, al processo di crescita civile, allo sviluppo delle Istituzioni locali. Inoltre supporta e coopera con le Istituzioni Internazionali. Dal settembre 2014 il comando è italiano, affidato al Generale di Divisione Francesco Paolo Figliuolo. Ai suoi ordini ci sono circa 5000 uomini e donne di 31 Paesi. Gli italiani presenti sono circa 550.

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