Ancora due italiani in mano ai tagliagole. L'ultimo sequestrato, in ordine di tempo, è Ignazio Scaravilli, l'ortopedico originario di Catania ma residente a Padova, scomparso il 6 gennaio a Tripoli, davanti all'ospedale di Dar al Wafa nella zona di Suq Talat. Di lui, da tre mesi, non si hanno notizie. Fonti de Il Tempo parlano di una presunta trattativa in corso con i rapitori, ma la situazione fuori controllo in Libia potrebbe rallentare le operazioni. Sono quasi due anni di silenzio, invece, per padre Paolo Dall'Oglio, il missionario rapito in Siria il 29 luglio 2013. La situazione del padre gesuita è divenuta ormai un giallo. Oltre 600 giorni sono trascorsi dal momento in cui si sono perse le sue tracce ad Aleppo e durante i quali si sono susseguite voci contrastanti sulla sua sorte. Il 19 dicembre scorso la notizia secondo cui Dall’Oglio sarebbe «vivo e detenuto in un carcere dello Stato islamico» nella provincia di Aleppo. La notizia, però, non ha trovato conferma neanche da fonti ufficiali. Il timore che il missionario sia stato ucciso dai suoi rapitori, così come scritto in passato da alcuni siti di informazione siriana e francese esiste. Con la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, avvenuta lo scorso gennaio e per cui sarebbero stati versati 12 milioni di euro, la cifra totale pagata dal governo italiano negli ultimi dieci anni ai sequestratori passa da 63 a 75 milioni di euro. Nel novembre scorso sono stati liberati Marco Vallisa, il tecnico piacentino rapito il Libia il 5 luglio 2014, e Gianluca Salviato, l'altro tecnico scomparso nell'est della Libia il 22 marzo 2014. Per loro sarebbe stato pagato un milione di euro a testa. E poi c'è il giornalista de La Stampa, Domenico Quirico, rapito in Siria il 9 aprile del 2013 e rilasciato per 4 milioni di dollari. Cifre da capogiro anche per la liberazione della giornalista de Il Manifesto Giuliana Sgrena, tornata a casa per 4,6 milioni.
Due italiani nelle mani dei tagliagole islamici
Sono padre Dall’Oglio e il medico Ignazio Scaravilli
