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Il Divorzio breve è legge: sei mesi per dirsi "addio"

Dopo oltre quarant'anni cambiano le regole. Novità sulla comunione dei beni

La rivoluzione del divorzio breve è legge. Dopo il via libera della Camera e dopo oltre 40 anni si modifica la norma che regola la separazione tra marito e moglio. D'ora in poi basteranno solo sei mesi per dire addio al proprio coniuge. Al massimo un anno, se si decide di ricorrere al giudice. Non saranno, dunque, più necessari tre anni per mettere fine al proprio matrimonio. Previste importanti novità anche sulla comunione dei beni. "È una norma di civiltà - ha detto la relatrice Alessia Morani -. Sono decenni che il Paese aspetta norme più moderne che accorcino i tempi del divorzio, riducendo peraltro quelle conflittualità di cui sono vittime in primo luogo i figli delle coppie che scelgono di separarsi". Ecco cosa cambia. Non saranno più necessari gli attuali tre anni di attesa, innanzitutto, indipendentemente dalla presenza o meno di figli; restano i due gradi di giudizio. Il termine decorre dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale. C'è poi l'applicazione immediata: il divorzio breve sarà operativo anche per i procedimenti in corso. Dal provvedimento, durante la discussione al Senato, è stata stralciata la norma che prevedeva il divorzio immediato, cioè senza separazione. Una norma che avrebbe "rallentato" il percorso visto che sul tema si sono registrate posizioni politiche contrastanti che avrebbero spaccato la maggioranza. Novità sulla comunione dei beni. La comunione dei beni si scioglie quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale. L'ordinanza con la quale sempre i coniugi sono autorizzati a vivere separati è comunicata all'ufficiale di stato civile ai fini dell'annotazione dello scioglimento della comunione. Le reazioni. Il post di Matteo Renzi su Twitter commenta positivamente l'introduzione della legge:   Il #divorziobreve è legge. Un altro impegno mantenuto. Avanti, è #lavoltabuona — Matteo Renzi (@matteorenzi) 22 Aprile 2015 Positivo anche il commento di Anna Finocchiaro. "L'approvazione del divorzio breve è un altro passo importante per rendere l'Italia più europea, più giusta e più moderna. Tempi lunghi significavano, nella maggior parte dei casi, più conflittualità all'interno delle famiglie con ripercussioni sui minori. Non è una scelta di leggerezza, ma una scelta di responsabilità. Il divorzio breve è dunque una pagina di civiltà che ci incoraggia a proseguire sul cammino delle riforme che riguardano i diritti delle persone". Così la senatrice Pd, presidente della commissione Affari Costituzionali, commenta l'approvazione della legge sul divorzio breve. Critica invece Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia: "Voto contro il ddl sul divorzio breve: no al matrimonio usa e getta soprattutto in presenza di figli. I bambini non sono un dettaglio: vanno tutelati sempre". Incoraggiante il commento di Deborah Bergamini:   Da oggi Italia più moderna: divorzio breve approvato a larga maggioranza testimonia politica che sa lavorare per rispondere a società — Deborah Bergamini (@DeborahBergamin) 22 Aprile 2015 Gli irriducibili. Il clima in parlamento è cambiato. Dopo 12 anni dalla prima proposta di legge sul divorzio breve, il voto cattolico non affossa più le nuove norme per dirsi addio. Il primo tentativo della Camera di approvare un testo fu nel 2003, e da allora, nelle varie legislature che si sono succedute, un asse trasversale a tutti gli schieramenti è sempre riuscito ad impedire l'approvazione della legge. Nel mutato clima alla Camera però ci sono ancora 28 irriducibili del "no" che oggi hanno votato contro. Si tratta di: Alessandro Pagano, Paola Binetti ed Eugenia Roccela per Ap (Udc-Ncd); Giorgia Meloni, Gaetano Nastri e Fabio Rampelli per Fdi; Annagrazia Calabria, Antonio Distaso, Fabrizio Di Stefano, Riccardo Gallo, Antonio Palmieri, Giuseppe Romele, Luca Squeri, Paolo Vella per Forza Italia; Stefano Borghesi, Massimiliano Fedriga, Paolo Grimoldi, Guido Guidesi, Cristian Invernizzi, Nicola Molteni, Marco Rondini per la Lega (da segnalare che Umberto Bossi ha votato 'si«); hanno detto 'nò anche gli ex iscritti al gruppo Lega (ora nel Misto) Matteo Bragantini, Roberto Caon, Emanuele Prataviera, Rudi Franco Marguerettaz (Minoranze linguistiche); Nissoli Fucsia Fitzgerald, Gian Luigi Gigli, Mario Sberna per Per l'Italia-Centro democratico. I sei astenuti sono i seguenti deputati: Raffaele Calabrò e Paolo Tancredi per Ap; Gianfranco Chiarelli e Cosimo Latronico per Fi; Angelo Attaguile (Lega); Gaetano Piepoli (Pi-Cd).

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