Ne moriranno ancora e poi ancora. Seguiranno inutili dibattiti, polemiche politiche, contraddizioni governative, e loro continueranno a morire. La più grande tragedia mai verificatasi nel Mediterraneo, porta, infatti, il macabro numero di immigrati morti nel tentativo di attraversare quelle acque, a 5.385 dall’ottobre del 2013, mese in cui, dopo la strage di Lampedusa che provocò l’annegamento di 366 migranti, il governo italiano avviò l’operazione di salvataggio Mare Nostrum. Nulla cambia, dunque. Nell’intero 2014, anno in cui, fino alla fine di ottobre, a cercare di trarre in salvo migliaia di disperati è solo l’Italia con la Marina militare, la Guardia costiera, l’aeronautica e la Guardia di finanza, a perdere la vita nel Mediterraneo sono stati, secondo i dati forniti dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, 3.419 migranti in fuga da guerra e disperazione, a fronte di 219mila che hanno attraversato il nostro mare. Dal gennaio 2015 (dunque da quando l’operazione europea Triton, che sostituisce Mare Nostrum, è già attiva da due mesi) fino ad oggi, sempre secondo l’Unhcr, sono circa 1600 i morti in mare (mille dei quali solo nelle ultime settimane). Nello stesso periodo dell’anno precedente, a perdere la vita sono stati solo 7 migranti. Numeri inaccettabili che però non possono sorprendere, se si pensa che, secondo dati del ministero dell'Interno, dall’inizio di quest’anno sulle coste italiane sono sbarcati 23.556 migranti (nello stesso periodo dell’anno scorso erano stati 20.800, dunque la crescita è del 30 per cento, che fa prevedere un aumento di circa 200mila persone in arrivo in Italia, e inevitabilmente un numero di vittime in crescita). Solo il 17 aprile scorso, l’agenzia dell’Onu aveva calcolato le vittime da inizio anno in 950. Che sia Mare Nostrum, che sia Triton, le tragedie del mare, dunque, non cessano. Nei soli tre mesi estivi del 2014, luglio, agosto e settembre, quando Mare Nostrum è pienamente in corso, secondo la stessa Unhcr, nel Mediterraneo le vittime sono state 2.200. Dall’1 gennaio dello stesso anno al 30 giugno, i decessi hanno raggiunto la cifra di 800. Il Mediterraneo si è trasformato in un "cimitero d’acqua". Negli ultimi 22 anni, infatti, ha inghiottito 24 mila persone. E sarà sempre peggio, come dimostrano le tragedie degli ultimi tempi. Il 16 aprile scorso, quattro superstiti sbarcati nel porto di Trapani dalla nave Foscari della Marina militare, raccontano di essere partiti da Tripoli su un gommone in 45, ma che solo loro sono riusciti a salvarsi. Gli altri 41 perdono la vita durante il viaggio. Il 14 aprile scorso, a ottanta miglia dalle coste libiche, la Guardia costiera coordina le operazioni per soccorrere un barcone capovolto. In mare ci sono 144 persone ancora vive e nove morte. Lo stesso giorno l’ong Save the Children, raccoglie alcune testimonianze fra i superstiti che parlano di 400 morti nel naufragio, tra cui molti giovani e minori. Poche ore dopo il Commissariato Ue per gli Affari interni parla di «informazioni non affidabili sulla notizia circolata sui media della morte di 400 migranti». Molto spesso i morti restano senza nome. Il 4 marzo scorso, nel Canale di Sicilia, una nave mercantile recupera i corpi di 10 disperati. Sull’imbarcazione, poi rovesciatasi, c’erano 439 migranti. Il 12 febbraio ancora una tragedia. Centinaia di migranti, raccolti su una spiaggia libica, vengono costretti con le armi a salire su quattro gommoni e affrontare il mare. Una condanna a morte: circa 330 perdono la vita, 29 dei quali per assideramento. Si salvano solo in 85. Il 23 dicembre del 2014, settantuno migranti vengono soccorsi da un mercantile nelle stesse acque, mentre tentano di arrivare in Italia su un gommone. Quattro di loro non ce la fanno. Dramma anche il 5 dicembre scorso. Diciotto migranti cercano la speranza su un gommone. Fra di loro anche una bambina di 6 anni. A 110 miglia da Lampedusa, la loro resistenza cede al freddo gelido. Muoiono tutti. Il 3 ottobre dello stesso anno, a poco meno di un anno dalla tragedia di Lampedusa, il Consiglio italiani per i Rifugiati dà la notizia di due imbarcazioni capovolte a tre miglia dalla Libia. A bordo c’erano 250 persone. Centotrenta di loro muoiono annegati in mare.
Dal 2013 ad oggi quasi 5.500 cadaveri
I numeri della vergogna e l'Europa tace
