Millecinquecento euro e quattro mesi di viaggio per lasciarsi alle spalle la guerra e la fame. I risparmi di una vita intera messi insieme per cominciarne una nuova, nel vecchio continente. I racconti identici di due donne che l’altra notte sono sbarcate sulla costa sarda da un gommone zeppo di nigeriani, cominciano così. Da una speranza coltivata e pagata oro, a chilometri percorsi in macchina, tra giorni interminabili ad aspettare un nuovo passaggio fino alla difficile traversata a bordo di un gommone insieme a 80 disperati connazionali in fuga. Il loro viaggio è finito l’altra sera nel porto canale di Cagliari dove, avvicinati alla nave mercantile Rizopon battente bandiera greca, sono stati soccorsi, identificati e divisi tra i centri di accoglienza di Oristano, Cagliari e Sassari. Grazie alle uniche due testimonianze raccolte dagli uomini della Squadra Mobile agli ordini di Luca Armeni, sono stati identificati e fermati i due scafisti. Nigeriani anche loro, sono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Come gli altri, 59 uomini, 17 donne e 6 bambini di cui uno imbarcato senza neanche i genitori, sono scesi dal gommone, identificati, fotografati e trasferiti nelle strutture. Sarebbero svaniti nel nulla se due donne loro compagne di viaggio, una incinta, non avessero avuto il coraggio e la forza di raccontare agli agenti quei quattro mesi vissuti tra la Nigeria, la Libia e il mare. Fino all’isola della speranza, la Sardegna. «Il nostro viaggio è iniziato 4 mesi fa dalla Nigeria – ha raccontato una donna dal suo letto d’ospedale -. Sono partita con il mio fidanzato alla volta della Libia. Arrivati a Tripoli, siamo rimasti tre mesi in attesa di entrare in contatto finalmente con dei nostri connazionali che ci hanno presentato gli uomini libici. Loro hanno organizzato la partenza verso l’Europa. Pagati 1500 dollari a testa, siamo stati portati in macchina in un villaggio sulla costa libica per essere imbarcati l’indomani mattina su un gommone. Alla guida c’era un libico, come quello al comando dell’altro dietro di noi. Dopo una mezz’ora in mare ci siamo fermati: il libico che portava il nostro gommone è salito su quello che lo seguiva per tornarsene verso la costa. Prima di abbandonarci al largo, ha consegnato un cellulare satellitare ed un navigatore a due nostri connazionali nigeriani già sul gommone. Per tre giorni – ha continuato la donna – sono rimasti alla guida, fino a quando uno dei due ha chiamato i soccorsi con il satellitare. Da lì ci siamo avvicinati alla petroliera greca e uno di loro ha buttato in mare sia il cellulare che il navigatore». Il particolare del lancio in mare degli strumenti è stato poi confermato agli investigatori anche dal comandante della Rizopon che ha riconosciuto uno dei due uomini indicati dalle donne e poi fermati. Judel Okwude e Peter Osaitania, 35 e 25 anni, saranno interrogati in attesa della convalida del fermo.
Due donne fanno arrestare gli scafisti
Due stranieri presi a Cagliari grazie alla testimonianza delle nigeriane. I risparmi di una vita e 4 mesi di viaggio per arrivare in Italia via Libia
