Solo negli ultimi mesi sarebbero state rintracciate 125 persone. Il numero di coloro che sono entrati in Italia nonostante il divieto di accesso nell’area Schengen, però, potrebbe essere molto più alto. Molti degli identificati erano segnalati per attività eversive, in alcuni casi anche legate all'estremismo islamico, e per terrorismo. A rivelarlo fonti investigative de Il Tempo. A Roma, la settimana scorsa, la polizia ha arrestato un cittadino libico, immigrato irregolare sul territorio italiano con il divieto di accedere nell’area Schengen perché segnalato per reati legati al terrorismo. L’uomo è finito in manette insieme ad altri otto connazionali, tra regolari e irregolari sul territorio italiano, accusati di resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato, a causa di un tentativo di occupazione di un albergo in via di Pietralata. Le possibilità di entrare nel nostro Paese in modo clandestino, infatti, sono molteplici. Oltre agli sbarchi continui sulle nostre coste, altri varchi utili sono, ad esempio, i traghetti che arrivano da Grecia, Albania Crozia o le frontiere in Friuli Venezia Giulia. L'altra via d’ingresso per i clandestini è l’aeroporto di Fiumicino da cui, soprattutto nordafricani, fuggono appena scesi dall'aereo evitando i controlli. Nel caso dei gommoni carichi di immigrati, le verifiche sull’identità di coloro che sbarcano sono molto difficoltose. Le lacune nei filtraggi sono notevoli. Al momento dell’arrivo dei profughi il primo controllo effettuato sulle banchine dei porti è quello sanitario, per verificare le condizioni di salute. Poi si procede ad una prima forma di identificazione che prevede il foto segnalamento. Molti immigrati, però, si rifiutano di sottoporsi a questa pratica. Al momento dell’arrivo, inoltre, molto spesso non vengono prese neanche le impronte digitali. Operazione che spesso viene affidata alla competenza dei Centri di accoglienza. Anche in questo caso, però, molte persone si rifiutano di fornire le esatte generalità ben sapendo che questo potrebbe significare un rimpatrio certo nel momento del mancato permesso di soggiorno. Questo vuol dire che sul territorio italiano circolano migliaia di persone senza identità che, sulla carta, non hanno una patria. Per questi, qualora si dovessero macchiare di reati o fossero soggetti al rimpatrio, le operazioni di identificazione che vengono svolte nei Cie non andranno a buon fine e torneranno a essere liberi di circolare. I territori sotto il controllo degli jihadisti dell’Isis, intanto, sono ancora sotto l’attacco delle forze della coalizione. Ieri è circolata la notizia della morte di Izzat Ibrahim al-Douri, l’ex generale braccio destro di Saddam Hussein, schierato con il Califfato. L’uccisione sarebbe avvenuta durante un’operazione delle forze di sicurezza irachene nella provincia nord-orientale di Diyala. Ad annunciarlo fonti militari e la notizia è stata poi confermata dal governatore provinciale Raed al Jubouri. Poche ore dopo, però, il Baath, partito dell’ex presidente iracheno Saddam Hussein, rimasto attivo in clandestinità, ha smentito la notizia dell’uccisione di al-Douri.
Rintracciati in Italia 125 terroristi e jihadisti
Avevano superato le frontiere illegalmente. Erano stati segnalati anche per attività eversive
