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Cade dall’incubatrice. Medici nei guai

Neonata finsce giù dalla culla dove si trova con la gemellina prematura A processo due dottori e cinque infermieri del Fatebenefratelli di Roma

La felicità nel diventare genitori di tre gemelli. Poi il dramma, la perdita di un figlio e la nascita prematura delle due bambine. Il momento più bello della vita di una coppia trasformato in un incubo che si aggrava quando una delle due gemelline cade da un’altezza di un metro e mezzo, mentre riposava nell’incubatrice in cui doveva essere monitorata. Un’incidente che ha già causato danni alla piccola e potrebbe avere ripercussioni neurologiche. Una vicenda che ha condotto a processo, con l’accusa di lesioni personali colpose, 2 medici e 5 infermieri del Fatebenefratelli, l’ospedale che sorge nell’isola Tiberina. Secondo la procura due dottoresse, a vario titolo, non avrebbero vigilato «il corretto operare del personale infermieristico», non avrebbero controllato la «sicurezza dell’incubatrice» e non avrebbero dato «corretta e idonea direttiva relativa all’utilizzo dell’incubatrice». Le infermiere invece, secondo l’accusa avrebbero erroneamente posizionato l’incubatrice troppo in alto non osservando la «posizione della bambina – recita il capo d’imputazione - che posta in posizione anti reflusso è scivolata verso il punto più declive a contatto con l’obolo e, cadendo a terra, cagionando (…) lesioni personali consistite in trauma cranico con fattura». È il 12 dicembre del 2011 quando la mamma delle piccole, al termine della ventisettesima settimana di gestazione, apprende che uno dei tre gemelli, il maschio, è morto. La donna viene immediatamente ricoverata al Fatebenefratelli. Il 31 dicembre nascono le due bimbe. «Vengono portate nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale» si legge nella denuncia stilata dal legale dei genitori, l’avvocato Alessia Angelini. Le bimbe iniziano a recuperare, la madre viene dismessa. La sorellina sta meglio ma Valeria(il nome è di fantasia) ha più difficoltà. Viene spostata nella sezione Terapia Sub-Intensiva e adagiata nella culletta termica numero 6. Il 24 gennaio però, alle 7,30 del mattino il padre di Valeria viene contattato dall’ospedale: la piccola è caduta dalla culletta. Ha battuto la testa. «Il medico – continua l’atto - tenta di tranquillizzare affermando che erano già state eseguite, durante la notte, delle lastre e dalle stesse non era emerso alcun danno». I parenti corrono in ospedale. «Il medico, in lacrime, alle 10.30, riferisce loro che in quel momento la bimba veniva sottoposta ad una TAC. Dalla radiografia già eseguita era emersa una frattura cranica». Viene data una spiegazione: «la bambina ha forzato l’oblò con la testa puntando i piedini». Una neonata prematura che pesava solo 1 chilo e quattrocento grammi sarebbe riuscita a eludere la sicurezza dell’incubatrice. Lo stesso direttore del reparto «ha constatato come due dei sei sportelli della culletta termica erano difettosi perchè si aprivano dall’interno» e non avevano fermi sugli oblò. Il giorno seguente, un'altra bambina era stata ricoverata nello stesso lettino. Il dottore volendo rassicurare la famiglia aveva spiegato che la culletta era stata posizionata accanto al muro. Valeria adesso è fuori pericolo. I consulenti però non escludono che fino al 16esimo anno di età possano insorgere problemi neurologici. «Abbiamo querelato per far sì che non accada più ad altri bambini – afferma il penalista Alessia Angelini - La culletta è stata riutilizzata e questo è stato il motivo che ha spinto la famiglia a denunciare. I genitori sono preoccupati dai problemi che potrebbero insorgere. La bambina ha sbattuto la testa e ora ha un ritardo linguistico».

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