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Le bugie sui saluti romani dei Marines Lazio

Buccioni: "Spero che il presidente Pcelli ricorra alle vie legali"

Al comando del Girone Sud della Ifl (A1 del campionato di football americano ndr) dopo 4 giornate, i Marines Lazio tutto potevano aspettarsi, tranne di dover subire un attacco pesante e ingiustificato alla loro immagine. Le parole scritte su Facebook da Fabio Tortosa sui fatti della Diaz hanno fatto scatenare alcuni media anche sulla carriera da atleta e poi dirigente sportivo dell’agente di polizia, legata appunto alla società romana.   I Marines, secondo diverse testate online con in testa Repubblica.it (che dopo circa un’ora dalla pubblicazione ha cancellato quanto scritto ndr), e Il Messaggero cartaceo di ieri, sarebbero noti per l’urlo «Siegh Heil» a fine partita. Una falsità che non può trovare alcun riscontro tra chi segue da decenni i biancocelesti, entrati nella Polisportiva Lazio nel 2004, ultimi a essere tenuti a battesimo dal compianto Renzo Nostini e da Antonio Buccioni, attuale presidente della Polisportiva stessa e, da allora, spesso a bordo campo per assistere alle partite dei Marines (l’ultima per lo scontro di vertice con i Dolphins Ancona fa ndr) e dunque testimone diretto delle gesta dei biancocelesti. «Spero che il presidente Pacelli adisca alle vie legali - va giù duro Buccioni - perché scrivere una cosa del genere, senza sapere nulla della realtà dei Marines, è da miserabili. Io che li conosco bene posso dire che sono una società fantastica, che conta nelle sua fila giocatori di diversa etnia. Associarli all’ideologia nazista è semplicemente assurdo e chi lo ha fatto dovrebbe pagarne le conseguenze». Raccoglie la palla al balzo il presidente dei Marines Fabio Pacelli. «Abbiamo già chiesto le smentite, ma anche iniziato la procedura per adire le vie legali - conferma Pacelli - e domani (oggi ndr) mattina darò il mandato al nostro avvocato». Telefono bollente, ma non per sapere delle vittorie della squadra. «Già, ma siamo nati 24 anni fa e mai nello staff o nello spogliatoio è entrata un’ideologia. La società è formata da genitori, spesso mamme, e in squadra possiamo vantare una multi etnicità che pochi altri hanno, così come sono diverse le fedi religiose. Associare il football americano alla violenza è un giochino tentato e già fallito in passato. Fabio (Tortosa) non ha parlato da dirigente, per cui non possiamo commentare come società. Credo però che proprio a Il Tempo abbia chiarito la sua posizione».

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