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Rimuove il consulente e ora è perseguitato

Ad attaccarlo l’ex assessore Birindelli

Si fronteggiano ormai da due anni a colpi di denunce e controdenunce, piovute sul tavolo della Procura di Viterbo. Da una parte c’è Ugo Gigli, dal 1967 direttore generale dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale viterbese (ex Iacp); dall’altra l’ingegnere Angela Birindelli, rientrata in servizio all’Ater dopo aver ricoperto la carica di assessore regionale all’Agricoltura, durante la giunta Polverini. Nel 2012, al termine di un controllo, sarebbe emerso che Birindelli svolgeva consulenze esterne non autorizzate dall’azienda. «La nvitai a presentare dei documenti giustificativi – spiega Gigli – ma l’ingegnere, poi indagata per concorso in tentata estorsione e corruzione, si è messa in malattia. Dopo averle irrogato una sanzione disciplinare di 10 giorni di sospensione (mai impugnata), il 18 luglio 2013 ha presentato una querela nei miei confronti, rubricata dal pm Renzo Petroselli come abuso di ufficio. Da quel momento è iniziato il mio calvario giudiziario». Dal canto suo, Birindelli ha denunciato Gigli per mobbing, sostenendo che tutti gli incarichi esterni erano stati accordati da lui. A conferma di ciò, ha depositato la copia di un’autorizzazione firmata dal suo superiore, ora rimosso dall’incarico. Una consulenza tecnica di parte, affidata dall’ex direttore dell’Ater alla grafologa Agnitelli, ha accertato che l’atto era falso e la firma apocrifa. «La mia denuncia di contraffazione, come tutte quelle che ne sono seguite – ha precisato Gigli – è stata ignorata dal pm Petroselli, che non ne ha chiesto nemmeno l’archiviazione. Le denunce della Brindelli, invece, hanno avuto sempre effetto immediato, al punto da originare contestuali decreti di perquisizione». Per fermare quella che definisce una «persecuzione», l’ex dirigente dell’Ater ha presentato il 27 ottobre scorso una denuncia alla Procura di Perugia contro il pm di Viterbo. A ciò è seguita, il 20 gennaio, un’istanza di avocazione al procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma di tutti e 10 i procedimenti riguardanti la «querelle» Gigli-Birindelli assegnati al pm Petroselli, autore di una presunta «attività investigativa «a senso unico». Il 27 marzo scorso, il gip Salvatore Fanti avrebbe dovuto procedere con l’affidamento di una perizia tecnica volta a stabilire la genuinità dei documenti prodotti dalla Birindelli e firmati da Gigli. Tuttavia il giudice ha revocato l’ordinanza di ammissione dell’incidente probatorio. A quel punto l’avvocato Enrico Valentini, legale di Gigli, ha presentato richiesta di rimessione alla Corte di Cassazione, per il «pregiudizio ambientale», «imputabile non solo a Petroselli – si legge nell’istanza – ma anche ad altri magistrati, due dei quali ricoprono incarichi direttivi a Viterbo». Ora «la palla» passa ai giudici della Suprema Corte, che dovranno decidere entro il 10 luglio (data della prossima udienza) se spostare il procedimento in un altro ufficio giudiziario. «È una faida a due tra Gigli e Brindelli – precisa il procuratore capo di Viterbo, Alberto Pazienti – A torto o a ragione, il pm sceglie una via processuale; prima sotto il controllo del giudice dell’udienza preliminare e, in seconda istanza, del tribunale. Questa scelta non significa esercitare una persecuzione sull’indagato. Al momento ritengo che il mio sostituto stia operando in maniera corretta». Entrambi i protagonisti di questa ìguerra giudiziaria” non lavorano più nell’azienda. Birindelli ha fatto causa all’Ater sostenendo di essere stata ingiustamente licenziata da Gigli a luglio dell’anno scorso. Gigli, invece, il 29 gennaio scorso è stato rimosso dal suo incarico, sulla base della legge regionale che prevede la cessazione degli incarichi di direttore generale delle Ater all’insediamento del nuovo cda: il cosiddetto ìspoils system”. Il dirigente ha impugnato davanti al giudice il provvedimento del commissario straordinario dell’Ater Pierluigi Bianchi, ritenendolo illegittimo. Con ordinanza del 26 marzo 2015, il Tribunale di Viterbo ha giudicato «fondate le doglianze del ricorrente», perché «la nomina di un commissario straordinario non può essere considerata quale rinnovazione del cda». «Tuttavia il giudice – spiega l’avvocato Valentini – non ha ritenuto urgente il reintegro del mio assistito, in quanto Gigli non avrebbe dato prova di star male. Un’ordinanza che ha dell’assurdo e che abbiamo reclamato al collegio». Il 31 marzo il legale ha invitato il presidente della Regione Zingaretti a revocare in autotutela il provvedimento di rimozione di Gigli, «considerata la palese illegittimità della condotta del commissario straordinario e i profili di responsabilità contabile che ne derivano». L’ex direttore generale dell’Ater ha intenzione di presentare un esposto anche alla Corte dei conti.

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