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Parla Contrada: "Ora voglio essere assolto in Italia"

La Corte Europea ha stabilito che il superpoliziotto non doveva essere condannato LEGGI ANCHE Accusato da mafiosi assassini "Anche io massacrato dai pentiti"

Per «assolvere» Bruno Contrada, è stata necessaria la pronuncia di un tribunale non italiano. Per ridare dignità pubblica a un uomo di Stato, un superpoliziotto infangato e distrutto da anni di processi e infamie di pentiti, è stata indispensabile la pronuncia della Corte europea dei diritti umani. Che, però, arriva dopo decenni di sofferenze, malattie e persino l’implorazione della morte per uno strazio e un’angoscia a tratti non sopportabili. Ma l’ex funzionario del Sisde non si sente consolato dalla pronuncia di Strasburgo e insegue ancora un’assoluzione nei tribunali italiani.   Contrada, dopo 8 anni di carcere, due condonati per buona condotta e 23 di calvario giudiziario, è stata la Corte europea a sancire che lei non doveva essere condannato. «Ma io voglio che sia una sentenza della giustizia italiana, in nome del popolo italiano, a dire che Bruno Contrada è innocente, perché sono un italiano prima di essere europeo. Non ho commesso nessun reato, così come aveva stabilito la Corte d'appello di Palermo, affermando che il fatto non sussiste. Una sentenza poi annullata dalla Cassazione. E va beh, lasciamo stare...».   Gli elementi per ottenere la revisione del processo appaiono ora ancora più solidi. La chiederà? «Certo che la chiederò».   Per Strasburgo, il reato con cui lei è stato condannato, concorso esterno in associazione mafiosa, non era «sufficientemente chiaro». «È nel 1982, con la Rognoni-La Torre, che nel codice penale italiano entra il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, e conseguentemente, ma solo nel 1994, il concorso esterno, non è previsto dal codice, ma è solo un’estensione giurisprudenziale creata dalle sentenze. Il codice penale parla solo di associazione: o ne fai parte o non ne fai parte. A me hanno detto che non ne faccio parte, ma che sono un concorrente esterno. Ma la presunta condotta delittuosa che avrei posto in essere, per cui sono stato ingiustamente condannato, sarebbe avvenuta prima ancora che entrassero in vigore il concorso esterno. Dunque, questo reato a me non poteva essere applicato per via della irretroattività della legge penale».   Eppure le è stato applicato, come chiesto da molti pm e deciso dai giudici. «Io sono stato condannato in base a un reato senza sostanza. La sentenza ha escluso la corruttela, ha lasciato fuori il condizionamento familiare e anche quello ambientale, ha messo tutto da parte. Ma allora, per quale motivo io avrei commesso quei delitti? Per hobby? Per sport?».   Mesi fa Strasburgo ha stabilito che lei, a causa delle sue condizioni di salute, non doveva essere arrestato. Ora anche la condanna è ritenuta ingiusta. Questo pare essere molto più di un grande fallimento della giustizia italiana. «Tutta la mia vicenda è assurda. Tutta, dall'inizio alla fine, deriva da un complesso e un contesto di cause e concause. Ma non c'è solo il malfunzionamento della giustizia italiana. C’è la malvagità degli uomini, la loro invidia, la malafede e gli interessi. E c'è anche la melma umana».   La Corte europea ha stabilito, per lei, un risarcimento di 10mila euro per danni morali. Diecimila euro per otto anni di carcere. «Se anche fossero stati 10 milioni di euro, oppure 10 miliardi, sarebbe stata la stessa cosa. Mi creda, 23 anni di vita di un uomo non hanno prezzo».   Può un uomo che ha combattuto per anni Cosa Nostra per poi essere «abbattuto» dalle parole di mafiosi cosiddetti pentiti, trovare oggi, a 84 anni, consolazione in una sentenza europea? «Dopo quello che ho sofferto e patito, dal ’92 a oggi, una devastazione della mia esistenza, con sofferenze fisiche e morali e la distruzione della mia vita sociale, civile e professionale, come potrò mai parlare di consolazione?».

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