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Cinque feriti per entrare in tribunale

Caos a Napoli per i nuovi controlli col metal detector, gli avvocati sfondano una vetrata. La procura generale fa marcia indietro dopo i tafferugli: si passa col solo tesserino

In coda come al check-in di un aeroporto all’ora di punta rischiando di perdere il volo, solo che stavolta invece di viaggiatori erano gli avvocati che invece di partire per mete sconosciute dovevano entrare al Tribunale di Napoli . Colpa dell’«effetto Milano», le nuove regole di accesso al Tribunale. Controlli più serrato a Palazzo di Giustizia, addirittura dalle 7 del mattino. Tanti avvocati, infatti, hanno scelto di anticiparsi per poter entrare prima in Tribunale: precauzione inutile visto che da subito, come detto, si è creata confusione. E così si sono avuti i forti momenti di tensione a Palazzo di Giustizia a Napoli per i disagi provocati dalle nuove disposizioni in materia di sicurezza che rallentano l’accesso a palazzo di Giustizia. Un gruppo di avvocati ha prima bloccato via Grimaldi, dove vi è uno dei tre accessi al Palazzo di Giustizia, dopo di che ha tentato di sfondare il varco d'ingresso protetto da una vetrata. Un vetro è stato infranto e due agenti della polizia penitenziaria sono rimasti feriti e sono stati medicati in ospedale. Nella ressa feriti anche tre agenti della polizia di stato. Dopo gli incidenti il procuratore generale della Repubblica di Napoli, Luigi Mastrominico, ha dato disposizione, per motivi di ordine pubblico di consentire l’accesso agli avvocati con la sola esibizione del tesserino e non passando per i metal detector. Ma il problema non si è risolto perché dalla parte opposta all'ingresso del pubblico la fila era abissale. Qui, infatti, non solo chi entra deve sottoporsi al metal detector, ma deve anche esibire documenti personali che devono essere scannerizzati. Resta il fatto, però, che i dati vengono conservati soltanto sino alla mezzanotte, dopo di che vengono resettati. Con tanti inconvenienti per le categorie che quotidianamente entrano in tribunale, come ad esempio i consulenti. Ma anche gli stessi testimoni, gli imputati a piede libero, gli ufficiali giudiziari. La situazione, comunque, ieri è degenerata . Due avvocati, un uomo e una donna, che hanno partecipato all'«assalto» sono stati identificati dalla polizia penitenziaria e sono stati denunciati. La Camera Penale in un primo momento aveva proclamato l’astensione dalle udienze. Protesta poi rientrata. Intanto gli avvocati raccolgono addirittura la solidarietà degli agenti di polizia penitenziaria, in teoria schierati dall'altra parte. «Vi sono stati momenti agitati sconfinati nella giusta protesta da parte di penalisti e personale a seguito delle nuove modalità dei controlli disposti dagli organi competenti che, a seguito dei fatti di Milano, prevedono anche la scannerizzazione dei documenti da parte del personale di Polizia Penitenziaria addetto al controllo». Lo sottolinea in una nota Vincenzo Palmieri, segretario regionale Osapp (Organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria). «Durante l'episodio chi ne ha fatto le spese è stata la Polizia Penitenziaria: infatti - aggiunge Palmieri - per stemperare gli animi e ristabilire l’ordine durante l’assembramento non solo degli avvocati che dovevano entrare per garantire la loro presenza nelle udienze, accidentalmente si è rotta una vetrata all'ingresso del varco. Quattro colleghi e un dipendente civile si sono infortunati riportando cinque e tre giorni di prognosi refertati dal presidio medico del Tribunale».

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