Molte scuole sono a rischio, alcuni istituti scolastici cadono addirittura a pezzi. E le cose non cambiano. Mai. Anche se si fa un gran parlare di sicurezza e di edilizia scolastica. I problemi, diventati ormai cronici a causa di una pluriennale carenza di finanziamenti e interventi, restano. Le cifre di questa debacle sono impressionanti: circa 42 mila edifici sono da ristrutturare, circa una scuola su tre non è in regola. Dati non ufficiali perché a tutt’oggi non esiste un’Anagrafe edilizia scolastica. «Una situazione che deve finire - dice Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale della scuola di Cittadinanzattiva - È indispensabile alle istituzioni per una programmazione seria e attendibile sulle scuole da sistemare e sulle priorità su cui investire i fondi indispensabile anche alle famiglie per sapere in quali scuole si recano ogni giorno i loro figli». Cittadinanzattiva ha fatto ricorso al Tar per poter accedere ai dati dell’Anagrafe e della Mappatura degli edifici scolastici italiani ribadendo che «è responsabilità del MIUR aggiornarli periodicamente». I giudici gli hanno dato ragione. Il Ministero ha fatto ricorso al Consiglio di Stato che l’ha rigettato. «Ora, con l’Ordinanza del Consiglio di Stato, il Miur dovrà rendere pubblici in tempi brevi i dati relativi all’Anagrafe anche se, per ammissione della stessa Avvocatura dello Stato, non sarebbero né aggiornati né completi», spiega Bizzarri, che aggiunge: «Lo aspettiamo da diciotto anni». Proprio l’anno scorso, infatti, il ministero dell'Istruzione, dopo diciotto lunghi anni, aveva deciso di riattivare l'Osservatorio sull'edilizia scolastica, che non si riuniva dal 1998. Nel famoso decreto «Milleproroghe», approvato il 31 dicembre 2014, diversi erano i punti in cui il tema dell'edilizia scolastica viene affrontato: prorogata dal 30 aprile al 30 dicembre 2015 la scadenza entro cui gli enti locali dovevano affidare i lavori di messa in sicurezza e riqualificazione degli edifici, per poter beneficiare dei finanziamenti statali previsti da decreto «Fare». In ballo c’è soprattutto «la chiarezza sulla lista degli interventi finanziati dal Governo Renzi per la messa in sicurezza e la sistemazione di circa 10 mila scuole». L’Anagrafe cancellerebbe qualsiasi «opacità» L’associazione dei consumatori non condivide la scelta del governo di far stilare gli elenchi degli istituti a rischio dai Comuni e dalle Province «intesi come proprietari e gestori degli edifici scolastici». Intanto però a fine luglio del 2014 sono iniziati i lavori per l'operazione «scuole belle» (150 milioni di euro previsti per 7700 strutture). Si tratta di manutenzione e restyling: pareti, cambio di infissi, campanelle e riscaldamento. Nel 2015 era previsto l’arrivo di altri fondi per ristrutturare e costruire nuovi edifici. E cioè «scuole sicure», la messa in sicurezza degli edifici (400 milioni di euro per 2400 interventi) e poi «scuole nuove» (400 cantieri per 122 milioni di euro che giungono dallo sblocco del patto di stabilità). Altri dati ufficiosi, altre realtà desolanti. Si tratta di un elenco delle scuole peggiori che risale al 2010. E comprende il 30 per cento dei plessi: oltre dodicimila edifici. Emerge che al Sud ci sono gli edifici più fatiscenti. È il caso della Calabria, con il 54 per cento di edifici a rischio ma anche del Lazio, col 42 per cento di istituti in pericolo. Secondo le segnalazioni dei dirigenti gli interventi più urgenti riguardano soffitti, coperture, impianti igienici e intonaci. Poi c’è il «Rapporto sulla sicurezza, qualità e accessibilità a scuola-2013» di Cittadinanzattiva. Lesioni strutturali in una scuola su sette, distacchi di intonaco in una su cinque, circa trenta i crolli di diversa entità. Manutenzione inadeguata in quattro scuole su dieci, muffe e infiltrazioni d’acqua in un’aula su cinque. E un terzo delle scuole che ha subito atti di vandalismo. Metà delle scuole senza tapparelle o persiane, un terzo con le finestre rotte. Una situazione disastrosa, insomma, che ci affianca ai Paesi in via di sviluppo. Sos anche per i banchi e le sedie che mancano. Nel 2013 ben 390 milioni di euro sono arrivati sotto forma di contributo volontario o donazione ma la situazione non è migliorata.
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