Niente più soldi all’ex moglie che si rifà una vita con un altro uomo. La Corte di Cassazione ha accolto, con la sentenza numero 6.855 del 3 aprile scorso, il ricorso di un pugliese che non voleva più continuare a pagare mille euro al mese alla consorte divorziata che convive con il nuovo compagno. La corresponsione dell’assegno divorzile, scrivono i giudici, non è più obbligatorio se la relazione more uxorio «incide sulla sulla reale e concreta situazione economica della donna, risolvendosi in una condizione e fonte effettiva e non aleatoria di reddito». Insomma, se l’ex coniuge ha di che vivere nell’ambito di una nuova «famiglia di fatto», il marito oppure la moglie (nel caso sia lei a dovere il mantenimento) non è più tenuto all’invio mensile del bonifico bancario. E questo vale indipendentemente dalla presenza o meno di figli nati proprio dalla convivenza avviata dopo la separazione. «Si rescinde così ogni connessione con il tenore e il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase matrimoniale e, con ciò, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile, fondato sulla conservazione di esso», sottolinea la Corte di Cassazione. Tuttavia i magistrati tengono a sottolineare che la «famiglia di fatto» che si è costituita non è come un nuovo matrimonio che fa cessare di fatto il mantenimento dell’ex consorte. Occorre una «pronuncia giurisdizionale» dopo adeguato «esame» ma i binari tracciati dalla Cassazione per chi dovrà valutare in futuro sono ormai gettati. E cioè che non si può più continuare a vessare il vecchio marito quando c’è un altro uomo a mantenere la divorziata. «La sentenza che ha stabilito la revoca dell’assegno di mantenimento perché l’ex coniuge convive in una unione di fatto, se da una parte è un clamoroso e importante riconoscimento che questo tipo di famiglie hanno eguale dignità rispetto a quelle sposate, apre una voragine giuridica -interviene Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia - Oltre la questione degli alimenti può toccare altri diritti finora riconosciuti, tra cui quelli pensionistici. È urgente, quindi, correre presto ai ripari con l’approvazione rapida della legge sulle unioni civili. L’iter è stato già avviato in Commissione Giustizia al Senato». «A fronte di un giudizio di merito così forte da parte dell’Alta corte - ricorda Mancuso - non esistono norme che tutelino, tra partner non sposati, i diritti di quello più debole, dal mantenimento alla reversibilità della pensione». «Quanto stabilito dai giudici - commenta Antonio Saggese, consigliere regionale lombardo e vicepresidente dell’Associazione Papà Separati - segna una svolta importante, in quanto potrebbe cambiare la condizione di moltissime famiglie, ma soprattutto alleggerire il grande peso che i padri separati, fortemente discriminati dalla prassi giudiziaria, portano sulle spalle». «La pronuncia dei giudici - incalza Saggese - potrebbe mettere fine a quel trucchetto che portava moltissime donne a non sposarsi con il convivente per continuare a percepire l’assegno di mantenimento dall’ex marito. Con questa sentenza, quindi, si compie un passo in avanti verso il riconoscimento del principio di uguaglianza tra tutti i cittadini previsto dalla nostra Costituzione, ma purtroppo non rispettato in fase di separazione e divorzio tra coniugi».
Niente soldi all’ex se convive con un altro
La Cassazione accoglie il ricorso di un marito che non voleva più pagare Se l’«ex» ha una famiglia di fatto dopo il divorzio perde il mantenimento
