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San Basilio, tre gambizzati e un muro di omertà

Il testimone: "Seguite quell'auto grigia" LEGGI ANCHE "Qui il terrore è peggio di Scampia" - Il questore: "Ottimisti sulle indagini"

Alle nove e un quarto di sabato sera i pusher hanno già preso possesso della loro piazza, dietro al mercato coperto di via Amandola. Hanno le facce pulite, i berretti da abbassare all’occorrenza e le mani in tasca con le prime dosi da vendere in pugno. Tra quelli ci sono almeno altri cinque ragazzi che in quella striscia di cemento senza neanche una panchina fanno nottata, illuminati dalle fiamme di accendini passati di mano in mano. I lampioni sono quasi sempre spenti, presi a sassate, fulminati. Arresi all’incuria e alla volontà di quelli che «meno ci vedono meglio è». E in sostanza sono queste le parole d’ordine del quartiere: non parlare. Omertà a tutti i costi. Le nuove leve dello spaccio a San Basilio aspettano i primi clienti quando uno scooterone nero entra nella via buia a due passi dalle palazzine popolari. I due uomini in sella indossano caschi integrali che non si toglieranno mai davanti alle loro vittime. Non dicono una parola, ma quello dietro punta la pistola contro il gruppo e preme il grilletto. Il primo colpo sordo squarcia il silenzio come fosse un tuono in piena estate. Qualcuno, tra gli inquilini dei palazzi intorno al mercato coperto, inizia a tirare le prime tende. Ecco il resto. Due, tre, quattro, cinque nuovi spari. «Aiuto, aiuto» grida Toni Salis, 18 anni compiuti da poco. È a terra, e si regge una gamba imbrattata di sangue. Quando arrivano gli agenti del commissariato di zona non c’è anima viva a parte lui. I sanitari dell’ambulanza che lo portano a sirene spiegate al Policlinico Casilino notano tre fori nella stessa gamba sinistra, ma a terra i poliziotti della Scientifica contano sei bossoli e due ogive tutti esplosi da una pistola calibro 9. Le indagini si allargano e coinvolgono anche gli agenti di Sant’Ippolito e del Reparto Volanti. È a quel punto che si ricostruisce piano piano il puzzle della dinamica. Gli altri colpi esplosi dallo scooterone ancora non identificato hanno ferito due ragazzi oltre al giovane Toni. Andrea Pascucci e Michele Guercia, 37 e 30 anni, non hanno aspettato i soccorsi, ma feriti, il primo da due proiettili l’altro da uno solo, hanno cercato a fatica riparo in casa di uno dei due da dove poi un parente li ha accompagnati al pronto soccorso del Sandro Pertini. Tutti e tre i feriti, già noti alle forze dell’ordine per reati che vanno dagli stupefacenti alle lesioni fino alle rapine, sono stati sottoposti a un intervento chirurgico ma le loro condizioni non sono preoccupanti. Tutti hanno riferito di esser stati avvicinati da due persone in sella a una moto che hanno esploso i colpi di pistola prima di allontanarsi. «Stavo rientrando a casa dal lavoro, faccio sempre quella strada – racconta un testimone - Come al solito ho notato il gruppetto di spacciatori che da un anno presidia uno dei quattro ingressi del mercato coperto. Sono entrato nel parcheggio condominiale, non erano ancora le 21,30, e mentre parcheggiavo ho sentito i primi spari. Lì per lì mi sono illuso fossero petardi, ma da guardia giurata ahimè li riconosco gli spari. Ho sentito gridare e da lontano ho visto una macchina di un color grigio oro allontanarsi a fari spenti in tutta tranquillità in direzione di via Fabriano. I ragazzi che avevo visto lì poco fa erano spariti: a terra c’era solo uno, quello che chiedeva aiuto. Mi sono avvicinato, un po’ da incosciente, ma poi sono arrivati poliziotti e carabinieri che hanno transennato l’area». In mano agli investigatori della Squadra Mobile diretti dal nuovo dirigente Luigi Silipo, pochi elementi e le sole testimonianze dei feriti. Poche frasi in un quadro di indagini sbiadito dall’omertà.

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