«L’intera umanità ha vissuto tre grandi tragedie inaudite nel secolo scorso – ha detto Papa Bergoglio aprendo la Santa Messa riferendosi alla morte di un milione e mezzo di armeni cristiani, tra il 1915 e il 1917 – La prima, quella che generalmente viene considerata "il primo genocidio del XX secolo"; essa ha colpito il vostro popolo armeno - prima nazione cristiana - insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci. Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi». «Le altre due furono quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo – ha proseguito – E più recentemente altri stermini di massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia». Parole sofferte quelle del Pontefice che ha ricordato gli episodi di crudeltà e intollerenza contro il cristiani in tutto il mondo. «In diverse occasioni ho definito questo tempo un tempo di guerra, una terza guerra mondiale "a pezzi", in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione. Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi - decapitati, crocifissi, bruciati vivi - o costretti ad abbandonare la loro terra. Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall'indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: "A me che importa? Sono forse io il custode di mio fratello?"». La denuncia del Papa ha fatto infuriare il governo di Ankara. Così prima è arrivata la reazione, su twitter del ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, secondo il quale le dichiarazioni del Papa «sono lontane dalla realtà storica e legale, non possono essere accettate». Le autorità religiose, ha proseguito, non dovrebbero «incitare al risentimento e all'odio con affermazioni infondate». Poche ore dopo la Turchia ha richiamato l'ambasciatore presso la Santa Sede per consultazioni. Contemporaneamente è stato convocato il nunzio apostolico ad Ankara, monsignor Antonio Lucibello, a cui il governo turco ha manifestato la propria «irritazione» per le parole del Papa Francesco. Un ringraziamento è arrivato invece dalla comunità. Il genocidio è «un fatto della storia innegabile ed imperdonabile, profondamente radicato negli annali di storia moderna e della comune coscienza del popolo armeno» ha detto il leader della chiesa cattolica armena, il patriarca Karekin II. «Ogni tentativo di cancellarlo dalla storia e dalla nostra memoria comune è destinato al fallimento», ha concluso. Una replica dura al governo di Ankara è invece arrivata dal ministro degli esteri armeno Edward Nalbandian, a Roma per le celebrazioni del centenario del genocidio: «Siamo in una situazione in cui la Turchia parla in una lingua diversa da quella del resto della comunità internazionale e sembra che non capisca di parlare un diverso linguaggio. In questi ultimi giorni ci sono numerosi organismi internazionali che adottano risoluzioni o dichiarazioni che riconoscono il genocidio e fanno appello alla Turchia affinchè faccia questo passo. E le dichiarazioni del Papa si inseriscono in questo contesto di valori universali. Quando la Turchia potrà capire ciò, capirà cosa sta dicendo la comunità internazionale e grandi personalità come papa Francesco».
Il Papa: Armeni vittime di genocidio. E la Turchia ritira l’ambasciatore
Ankara "irritata" per la frase di Francesco
