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Carabiniere sparò al bandito. Assolto

Dopo sette anni il verdetto: il vicebrigadiere "usò propriamente l’arma". Fu indagato per tentato omicidio: il rapinatore chiese 600mila euro di danni

Era affacciato alla finestra di casa. All’improvviso nota tre uomini incappucciati che entrano in un supermercato. Non ci ha pensato un attimo a intervenire il vicebrigadiere dei carabinieri. Chiama subito la sala operativa scendendo le scale del palazzo avvertendo cosa stava accadendo il 21 marzo del 2008 nella zona Collatino, a Roma. Una volta davanti ai rapinatori, il militare, che si è visto puntare contro una pistola, ha fatto fuoco contro la macchina dei banditi, ferendo il «palo». Un gesto che gli è costato 7 anni di procedimento penale, l’accusa di tentato omicidio prima e lesioni personali dopo. E alla fine è arrivata un’assoluzione piena «perché il fatto non costituisce reato». Il giudice ha infatti stabilito che il carabiniere ha fatto un «uso proprio dell’arma». Ma non finisce qui la lunga storia giudiziaria del militare. Facciamo un passo indietro. Perché il carabiniere C. C. è finito sotto processo? Perché il rapinatore ferito, poi condannato per il colpo al supermercato a sei anni di galera (è ancora in cella anche per altri reati ndr.) ha denunciato il militare, costituendosi anche parte civile chiedendogli 600 mila euro di risarcimento danni. Ecco l’inizio dell’incubo giudiziario per il vicebrigadiere. Il pubblico ministero, dopo una serie di perizie, aveva chiesto l’archiviazione, ma il gip l’aveva respinta disponendo altri accertamenti: una consulenza da parte di un medico legale e una balistica. Un secondo sostituto procuratore che aveva preso in esame il fascicolo aveva chiesto per la seconda volta che tutto andasse in archivio. Nulla da fare. Un secondo gip aveva disposto altre indagini: voleva capire meglio quali fossero state le esatte posizioni dei due (militare e rapinatore). E l’inchiesta va avanti. E le carte finiscono nelle mani di un terzo magistrato, che però questa volta ha mandato a processo il militare con un decreto di citazione con l’accusa non più di tentato omicidio ma di lesioni personali. Il giudice, che presiedeva l’udienza nell’aula 15 del Tribunale di Roma, dopo aver ascoltato molti testimoni, alla fine del dibattimento, ha assolto con formula piena il vicebrigadiere, assistito dall’avvocato Maurizio Scuderi. Il giorno della rapina, un complice del malvivente aveva messo un braccio intorno al collo di una cassiera del supermercato (era il suo primo giorno di lavoro) e con una mano aveva puntato un taglierino alla gola della donna. Una volta arraffato il bottino, i banditi erano poi saliti in auto, il carabiniere aveva sparato e dopo alcuni chilometri il conducente aveva lasciato il ferito in ospedale, che aveva un polmone perforato: il proiettile aveva trapassato il sedile, il corpo dell’uomo e si era conficcato nel scruscotto. «Sinceramente, e senza alcun spirito polemico - ha detto il penalista Scuderi - la domanda che si pone il difensore è una sola: era davvero necessario tutto questo dispendio di energie, risorse e quindi di denaro pubblico, per pervenire a un risultato che appariva lampante sin dal primo momento?».

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