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«Volevo vendicarmi di chi mi ha fregato»

Psicopatico o imprenditore strozzato dallo Stato celeberato su facebook I due volti dell’immobiliarista che ha sparato 13 colpi facendo tre morti

Un uomo distinto, tutto il giorno fuori per lavoro, dice il vicino. Un paranoide, convinto che tutti lo volessero fregare, così l’ex avvocato. Cinquantasette anni compiuti un mese fa, Claudio Giardiello pare una strampalata e confusa riproduzione del divino Giano bifronte. Criminale o eroe, non si mettono d’accordo neppure gli improvvisati fans che nel giro di poche ore hanno creato per lui sei pagine Facebook, ieri mattina ha ucciso tre persone ferendone altre due. Il killer del Palazzo di Giustizia milanese è la caricatura dell’imprenditore italiano arricchitosi col boom edilizio degli anni ’80 e fallito per la smania di denaro col nuovo millennio. Il "Conte Tacchia", lo chiamavano i suoi ex soci negli accordi segreti, è un immobiliarista arrivato in Brianza da Benevento. Come il personaggio che fu di Enrico Montesano, Giardiello puntava in alto. Non si accontentava mai, neppure coi suoi soci nei confronti dei quali avanzava insostenibili pretese economiche. Imprenditore edile, aveva quote in un paio di società immobiliari poi fallite. Imputato nel processo Magenta, era già finito alla sbarra per fallimento difeso dall’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani, morto nella sparatoria di ieri. «Volevo vendicarmi di chi mi ha fregato», ha detto subito dopo esser stato fermato dai carabinieri. Per questo ha fatto fuoco «freddamente» contro il giovane legale, il giudice Ferdinando Ciampi e il suo ex socio e coimputato nel processo Magenta Giorgio Erba. Giardiello, che della società immobiliare era socio di maggioranza, ultimamente i segnali di squilibrio li aveva dati. «Minacciava di farsi saltare in aria, distrutto dalla crisi e dalla vicenda giudiziaria del fallimento della sua società», racconta un avvocato. Invece, vittima dello Stato strozzato dai debiti - come piace descriverlo al suo proselito virtuale che già grida "Je suis Giardiello" -, ha preferito caricare la sua pistola e vendicare il sogno di ricchezza fallito. I guai finanziari che gli sono costati un passivo di 3milioni di euro, sono iniziati da un contenzioso con la Cisep spa con la quale condivideva attraverso la Magenta una partecipazione nella Miani immobiliare. Gli amministratori di quest’ultima società avevano raggiunto un accordo per spartirsi in nero una parte dei ricavi sottratta alla regolare contabilità ma a Giardiello gli introiti non bastavano mai ed erano continue le pretese economiche nei confronti degli altri. Chiusi i rapporti, la Miani e la Cisep cercano di mettersi in pari col Fisco, mentre la Magenta e Giardiello negano ogni accordo arrivando a denunciare l’evasione degli ex "soci". Le società finiscono in Tribunale: il "Conte di Tacchia" deve rispondere con gli atri di bancarotta fraudolenta ma non si arrende neanche stavolta. Spara e assapora la fuga per 10 chilometri. L’ex moglie, parrucchiera in Brianza, ed i suoi figli Laura e Andrea, bancaria lei assicuratore lui, sono tre vittime come i tre ammazzati in tribunale. «Siamo distrutti», sussurra una voce dal citofono della palazzina a Brugherio costruita 15 anni fa proprio da un’impresa di quel "signore distinto" e "inquietante" allo stesso tempo.

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