Attualità

«Serve il piano di prevenzione sismica»

di Gian Vito Graziano, presidente Consiglio Nazionale dei Geologi

Ho letto in questi ultimi due giorni su Il Tempo articoli e commenti di Vincenzo Vittorini, le cui posizioni e la cui rabbiacomprendo bene, seppure forse non fino in fondo non avendo pianto, nel mio caso, la perdita di familiari. Ma ne conosco a fondo le ragioni, avendo parlato tanto con i genitori dell'Associazione AVUS 2009 e con Sergio Bianchi che ne è presidente. Vorrei però spostare l'attenzione su una situazione che nel nostro Paese permane grave, nonostante sembri sempre attuale il dibattito sulla prevenzione dei rischi naturali, dal sismico al vulcanico, sino a quello di natura idrogeologica. I grandi del passato ci rimandano alla nostra responsabilità, perché la difesa dai fenomeni naturali è nelle nostre mani. Abbiamo il diritto di aspirare a vivere dentro edifici sicuri, nei quali si può restare senza dover fuggire durante un terremoto, anche per quelli di più forte intensità? Possiamo aspirare ad un'idea di futuro per il nostro bel Paese, senza condoni, senza perdere pezzi del nostro patrimonio storico, architettonico e persino archeologico? E dove i nostri figli possano andare in scuole sicure e noi a lavorare in uffici sicuri? Il problema va affrontato per bene, partendo dal presupposto che la prevenzione in questo ambito si gioca esclusivamente sul terreno della sicurezza degli edifici. E in che stato si trovano i nostri edifici? Non lo sappiamo, perché un piano di prevenzione sismica, che parta dalla conoscenza dello stato del nostro patrimonio immobiliare non è stato mai fatto. Siamo andati avanti nell'ambito della conoscenza della classe energetica degli edifici, per cui oggi se vuoi vendere o comprare un immobile, devi conoscerne la sua situazione in termini di efficienza energetica, ma per lo stesso compratore nessuna informazione sul piano della sicurezza sismica. Per anni si è invocato l'istituzione del "fascicolo del fabbricato", che permetterebbe di conoscerne la sua storia e lo stato di salute, ma nessuna proposta di legge è mai approdata al rango di norma. L'idea era quella di creare un dossier, soprattutto per gli edifici esistenti, entro cui inserire tutti i dati di conoscenza dello status in cui si trova l'immobile, dagli aspetti strutturali, a quelli geologici, impiantistici, manutentivi, ecc., rilevandone le criticità ed individuandone i rimedi. Insomma una sorta di "libretto sanitario" di ogni edificio, che, se riscontrato in non in perfette condizioni, ne consentirebbe la diagnosi, per poi potere operare per conferirgli i livelli di sicurezza necessari. Non c'è dubbio che l'obiettivo era, e rimane, la sicurezza strutturale, le cui ricadute in termini di benefici umani e sociali sono evidenti. Ci è stato detto che il fascicolo avrebbe gravato sulle tasche degli italiani. E' vero, ma gli si sarebbe chiesto di investire in sicurezza. Allora si potrebbe pensare che il fascicolo sia comunque obbligatorio per gli edifici pubblici, le scuole ad esempio, o gli ospedali. Purtroppo no. Si chiedano gli italiani quali sono le condizioni strutturali della scuola dove ogni giorno lasciano i propri figli e quelle del proprio posto di lavoro. In California, laddove l'edificio non è completamente sicuro, un cartello avvisa quelli che entrano. Noi attendiamo che la politica investa in cultura del rischio, consentendo alle comunità di conoscere il problema della propria sicurezza. Significherebbe porre le basi per un nuovo modello di sviluppo.

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