Attualità

C’è chi è convinto di lavarsi la coscienza con un tweet

Le parole del Papa contro un mondo in silenzio di fronte al massacro dei cristiani, dove le azioni sono sostituite dall'inganno dei social network

H o ascoltato con estremo interesse le parole di Papa Francesco sui cristiani perseguitati, e aggiungerei massacrati, in lungo e in largo per il mondo. Parole condivisibili, che ricordano i silenzi assordanti e tombali che fanno da corollario al massacro delle minoranze ormai quotidiano e sostanzialmente accettato dalla comunità internazionale. Del resto le parole, nel mondo dell’inganno dei social e delle condivisioni twitteriane hanno da tempo sostituito le azioni e le decisioni; con un tweet alcuni, moltissimi per la verità sono convinti di lavarsi la coscienza e di essere a posto con la dimensione dell’esteriorità, mentre un cinguettio virtuale, lo ripeto ancora una volta non ha mai salvato e non salverà mai nessuno. Questo giornale, che è andato spesso controcorrente su temi delicati e pruriginosi per alcune sfere, testimonia quanto sia oggi difficile informare e denunciare senza passare per intolleranti o discriminatori. O peggio, per usare il cavallo di battaglia degli integralisti, per islamofobi. Sui silenzi, però, qualcosa in più da dire c’è. Esiste un mondo, quello dei laici e dei moderati che da oltre quindici anni grida a squarciagola quanto e come i cristiani e le minoranze religiose in genere vengano strappate via dalla vita senza alcuna pietà e come, anche nella civile e addormentata Europa si compiano delitti orrendi, basati su un estremismo talebanizzante ormai galoppante; anche in Italia, proprio qui accanto a noi, c’è chi non è rimasto in silenzio davanti alla morte di Rachida, a Brescello, uccisa perché voleva divenire cristiana. Una delle tante. Era il 2011 e molto è stato detto, ad alta voce: ma quelle grida, evidentemente, non sono state così forti da raggiungere le orecchie giuste. Ho avvertito anch’io il silenzio, certo, ma l’ho avvertito da parte di coloro che si sono asserviti al pensiero unico multiculturale e relativista che uccide ogni libertà, di coloro che hanno chiuso gli occhi di fronte ai massacri ma spalancato la bocca per un’inezia giuridica, di tutti quelli che hanno barattato il destino di quelle anime clandestine con un posto al sole per sé stessi. Le minoranze perseguitate, massacrate, vilipese e ostracizzate sono attorno a noi, dietro l’angolo della strada, magari nel nostro stesso pianerottolo. Il loro silenzio è l’unica, forse ultima garanzia di salvezza da una realtà che li condanna appena vedono la luce del sole, appena escono dalle catacombe; fuori dalle quali vivere molto spesso equivale a morire, solo per aver testimoniato la libertà dello spirito.

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