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Basta un «Tot» per l’incontinenza

Una piccola perdita. Piccola, è vero. Ma anche un grave problema igienico e sociale, che mette a rischio uno dei fattori importanti della vita, e cioè, la sua stessa qualità. Incontinenza urinaria....

Una piccola perdita. Piccola, è vero. Ma anche un grave problema igienico e sociale, che mette a rischio uno dei fattori importanti della vita, e cioè, la sua stessa qualità. Incontinenza urinaria. È questo un vero disturbo, e non deve essere assolutamente sottostimato dai medici. Per noi lo spiega il Professor Tommaso Brancato, Direttore della UOC di Urologia dell’Ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale e responsabile, insieme al Dottor Giacomo Valducci, del Rome Pelvic Center presso il Rome American Hospital, centro dedicato alla diagnosi e alla terapia dell’incontinenza urinaria e delle patologie del pavimento pelvico. Brancato riaccende una speranza. Infatti, ben il 37% della popolazione femminile soffre di questa patologia. Ma grazie alla «Tension free Obturatory Tape» è possibile guarire. Professor Brancato, quali sono i risultati, oggi? «Grazie ai progressi ottenuti nel campo della chirurgia protesica, e per quello che riguarda i materiali, oggi riusciamo a trattare con successo il 90% dei casi di incontinenza urinaria. Nell’incontinenza da sforzo della donna, l’intervento che oggi riporta i migliori risultati è la TOT (Tension-free Obturatory Tape), intervento eseguito per via transvaginale anche in regime di Day Hospital o, in casi selezionati, ambulatorialmente, che nel nostro Pelvic Center, presso il Rome American Hospital di Via Emilio Longoni, eseguiamo abitualmente». Qualche numero? «L’incontinenza urinaria è presente nel 37% della popolazione generale femminile, con un massimo di frequenza tra i 50 anni e i 70 anni. Con l’età, il numero delle donne che soffre di incontinenza urinaria tende ad aumentare anche per il sovrapporsi di condizioni aggiuntive e peggiorative». Quali sono queste condizioni? «Sono, ad esempio, le malattie croniche, come il diabete, l’ipertensione, la broncopatia cronica e l’aggiungersi di eventuali traumi da parto». È un problema sociale... «È sicuramente un problema sociale che incide fortemente sulla qualità della vita dei soggetti affetti. Dopo un percorso diagnostico teso a identificare il tipo di incontinenza il paziente viene indirizzato alla più adatta terapia che può variare da una riabilitazione del piano perineale, ad una terapia medica o chirurgica, o ad una combinazione di queste ultime». I costi a carico della Asl? «Da sottolineare che il costo degli ausili per incontinenti a carico delle ASL, e quindi della collettività, ha raggiunto cifre annuali superiori a 200 milioni di euro». Professore, un grande problema come questo può avere una semplice soluzione? «Mi colpì l’affermazione di una paziente, il giorno della sua dimissione: tutti questi anni di perdite risolte con un intervento di pochi minuti. Ebbene, questa sua riflessione detta ad alta voce mi stava dimostrando come esiste un grave problema anche sulla corretta informazione della popolazione su quelle che sono le reali possibilità di migliorare o di risolvere definitivamente questo tipo di patologia».

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