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Un guardiano dell’ateneo in cella per la strage

Una delle persone che è stata arrestata in Kenya a seguito dell'attacco all'università di Garissa era una guardia della sicurezza dell'ateneo. Si tratta di un kenyota di origine somala. Nell'universi...

Una delle persone che è stata arrestata in Kenya a seguito dell'attacco all'università di Garissa era una guardia della sicurezza dell'ateneo. Si tratta di un kenyota di origine somala. Nell'università è stato arrestato anche un cittadino della Tanzania, di nome Rashid Charles Mberesero. «Sospettiamo che il cittadino della Tanzania, che si stava nascondendo nel tetto, fosse uno dei combattenti. Aveva munizioni con lui quando è stato arrestato giovedì notte», ha detto il portavoce del ministero Mwenda Njoka a Reuters. Intanto il ministero dell'Interno ha reso noto che tre uomini che si ritene avessero coordinato l'assalto sono stati arrestati mentre cercavano di fuggire in Somalia. Sono tutti cittadini del Kenya di origine somala. E ieri una diciannovenne è stata scoperta nascosta in un armadio dell’università, dove è rimasta per due giorni terrorizzata, al buio e senz'acqua, per sfuggire al massacro. Contro il terrorismo, che costituisce «una minaccia esistenziale alla nostra repubblica», il Kenya deve «parlare con una voce unita», è l'appello che il presidente Uhuru Kenyatta ha rivolto a tutte le componenti del Paese, comprese le forze di opposizione, a due giorni dal massacro commesso dai miliziani al Shabaab. Sottolineando che bisogna rispondere a questi attacchi, «identificare i nemici non solo nel Kenya ma anche in Somalia», il leader keniota ha ricordato come il Paese africano abbia una storia di tolleranza ed apertura alle diverse comunità etniche e religiose. Kenyatta ha poi spiegato come l'Islam sia «una religione di pace e tolleranza» e che così viene intesa dalla «grande maggioranza di musulmani in Kenya». Ma allo stesso tempo ha sottolineato che la «radicalizzazione non avviene in una notte» e, quindi, ha rivolto un appello alle famiglie dei terroristi affinchè collaborino con il governo. Kenyatta ha anche assicurato che gli Shabaab somali non riusciranno a instaurare un «califfato» islamico nel Paese e ha proclamato, infine, tre giorni di lutto nazionale per le vittime dell'eccidio di Garissa.

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