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Ogni 5 minuti nel mondo ne viene ucciso uno

Marzio Laghi Uno ogni cinque minuti muore. Picchiato a sangue, sgozzato, lapidato, bruciato, ammazzato con armi da fuoco o da taglio, massacrato a bastonate o, addirittura, crocefisso come Gesù....

Uno ogni cinque minuti muore. Picchiato a sangue, sgozzato, lapidato, bruciato, ammazzato con armi da fuoco o da taglio, massacrato a bastonate o, addirittura, crocefisso come Gesù. Ogni anno oltre centomila cristiani vengono uccisi, una scia di sangue e dolore lunghissima e agghiacciante, di cui la strage in Kenya non è che l’ultima tragica «puntata». I «testimoni della Croce» soffrono e muoiono soprattutto nei Paesi dove sono minoranza, quelli musulmani e quelli comunisti in primo luogo, i loro diritti sono calpestati, i loro figli trattati come schiavi o assassinati con i genitori. Una persecuzione brutale e infinita che è stata «contabilizzata» dall’organizzazione protestante americana Open Doors e pubblicata quest’anno. In esame è stato preso il periodo che va al primo novembre 2013 al 31 ottobre 2014. Del macabro elenco di 50 Paesi fanno parte Siria, Nigeria, Iraq, Sudan, Eritrea, Pakistan, Iran, Afghanistan, Egfitto, Brunei, Messico, Turchia. In 40 nazioni sul totale i carnefici sono islamici e le loro organizzazioni si chiamano Isis o Boko Haram. Ma è la Corea del Nord a detenere in primatio della persecuzione dei cristiani: nelle sue prigioni ne languono circa settantamila. Per Open Door i cristiani uccisi, picchiati, torturati o imprigionati sono 100 milioni e nel «Libro nero della condizione dei cristiani nel mondo» di Di Falco, Radcliffe e Riccardi si legge che da 150 a 200 milioni di loro sono discriminati o perseguitati, mentre l’80 per cento degli atti ostili a sfondo religioso sono orientati contro i cristiani. Il fenomeno è, purtroppo, in crescita. Il vaticanista Usa John Allen l’ha definita «La nuova guerra gloobale contro i cristiani». Se nel 2012 i morti ammazzati per la loro fede cattolica o protestante sono stati 1.201 (fonte Open Doors), nel 2013 erano saliti a 2.123 e dal 1° novembre 2013 al 31 ottobre 2014 sonio stati il quadruplo di due anni prima: 4.344. Un’escalation preoccupante. A fare la parte del leone, complice la lunga guerra civile che la sta devastando da quasi un lustro ormai, è la Siria, dove nel 2013 gli assassinati erano stati 1.213 e 600 mila sono dovuti fuggire. Segue la Nigeria, con 612 casi accertati, poi il Pakistan (88 martiri), l’Egitto (83). Nei 12 mesi presi in esame da Open Doors, inoltre, le chiese bruciate o distrutte in altro modo sono state 1.062 e solo dopo la pubblicazione delle vignette su MAometto da parte del settimanale Charlie Hebdo in Niger ne sono state incendiate 45, provocando la morte di 10 persone e facendo 170 feriti. L’ultimo episodio «della serie» risale a metà marzo. Un duplice attentato rivendicato dai talebani pakistani nel quartiere cristiano di Lahore è costato la vita a una quindicina di persone, mentre una settantina di fedeli sono rimasti feriti. Una bomba a colpito una chiesa cattolica durante la messa, un’altra un tempio protestante lì vicino. Una «strage continua» che non si ferma neppure davanti a suore, missionari e bambini. L’Agenzia Fides ha raccolto le storie più struggenti. Come quella di Amaria Masih, diciottenne cattolica stuprata e uccisa il 27 novembre 2011 nel Punjab pakistano da un giovane musulmano, Arif Gujjar, che voleva convertirla e sposarla. O quella di quattro bimbi cristiani massacrati con la madre lo stesso anno perché non volevano andarsene dal loro villaggio, in prevalenza islamico. Spesso i piccoli cristiani vengono venduti come prostitute o schiavi a ricche famiglie musulmane. Ma, anche quando l’oppressione non ha effetti letali, il suo peso schiaccia la vita di queste persone, maggioranza in Occidente, minoranza perseguitata nel resto del Pianeta.

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