Almeno otto persone hanno assaltato il college di Garissa, in Kenya, tutti jihadisti appartenenti agli Shabaab somali, legati ad al-Qaeda. Tra questi ci sarebbero anche tre europei, tra cui un italiano di seconda generazione partito per l'Africa ancora prima dell'avvento dell'Isis. A riferirlo a Il Tempo fonti di intelligence locali che hanno anche spiegato come numerosi mujaheddin, già presenti in Somalia successivamente agli anni '90, abbiano aderito agli Shabaab dopo la caduta delle corti islamiche, avvenuta proprio ad opera di questo gruppo. Tra gli attentatori, inoltre, ci sarebbero anche un francese e un tedesco di seconda generazione. Le informazioni non sono state confermate dalla polizia kenyota ma gli 007, che stanno lavorando sugli organizzatori dell'attacco, non escludono l'ipotesi. La presenza del combattente nato in Italia, ma originario del Corno d'Africa, era stata notata già da molti anni, quando l'uomo aveva fatto rientro nel suo Paese. Dopo aver abbracciato la causa degli Shabaab, è finito nel circuito di osservazione dell'intelligence kenyota che adesso sospetta possa aver partecipato in qualche modo all'attentato di ieri al college di Garissa. Il fenomeno dei combattenti stranieri che si sono uniti alle frange jihadiste sparse nei teatri di guerra Medio Orientali e africani, resta allarmante. Solo dall'Italia, al momento, sarebbero più di sessanta (per l’esattezza 63) i combattenti volontari partiti per la Siria e l'Iraq al seguito del Califfato. Molti di questi sono immigrati di seconda generazione, altri hanno transitato dal nostro Paese prima di raggiungere lo Stato islamico. Altri ancora, anche se in percentuale bassissima, sono convertiti italiani che dopo aver abbracciato la religione musulmana si sono radicalizzati e hanno deciso di far parte dell'esercito del califfo. Tra i nomi più noti di mujaheddin italiani, spunta quello di Giuliano Ibrahim Delnevo, il giovane genovese morto in Siria nel giugno del 2013. A seguire, tra i vip della lista, c'è anche l'unica donna convertita, di cui al momento si avrebbe certezza, e che si troverebbe nel Califfato: Maria Giulia Sergio. L'altro profilo noto è quello di Giampiero Filangieri, il calabrese arrestato il 21 luglio scorso dal dipartimento antiterrorismo ad Erbil, nel Kurdistan iracheno,mentre tentava di raggiungere i miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi. Secondo il rapporto Onu sono 25mila i combattenti stranieri che si sono uniti ai jihadisti dello Stato Islamico e di Al Qaeda in Iraq, Siria, Libia e Pakistan, il numero più alto mai registrato finora. Nel rapporto si precisa che gli aspiranti combattenti partiti per il fronte provengono da 100 diversi paesi. Il documento sottolinea come questo ponga una minaccia immediata alla sicurezza globale: solo tra la metà del 2014 e il mese di marzo 2015 il numero dei foreign fighters è salito del 71 per cento. In Iraq e Siria se ne contano 22mila, mentre si ritiene che siano circa 6500 quelli che combattono in Afghanistan. In Yemen, Libia e Pakistan se ne conterebbero a centinaia. Molti di questi combattenti provengono da Tunisia, Marocco, Francia e Russia ma cresce anche il numero di quanti arrivano dalle Maldive, dalla Finlandia, da Trinidad e Tobago. Il rapporto, inoltre, esorta la comunità internazionale a rafforzare la collaborazione tra i servizi di intelligence e lo scambio di informazioni per arrivare all'identificazione dei foreign fighters e mette in guardia contro il rischio legato alla dispersione di questi combattenti nei vari paesi del mondo una volta che lo Stato islamico sarà stato sconfitto in Iraq e Siria. Il rapporto definisce quindi l'Iraq e la Siria «una vera e propria scuola di perfezionamento per gli estremisti» e avverte delle conseguenze in termini di sicurezza di un rientro nei paesi di provenienza dei foreign fighters. Parte di loro, inoltre, potrà aver bisogno di assistenza psicologica per i traumi subiti.
Kenya, anche un "italiano" fra i tagliagole
È di seconda generazione. È partito per l’Africa prima dell’avvento dell’Isis LEGGI ANCHE Strage di cristiani all'Università
