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"Noi, vigili, aggrediti a freddo Con la pistola per difenderci"

Gli agenti della Municipale sott’accusa per lo sgombero a via Amarilli

«Siamo andati in due nel centro di accoglienza di via Amarilli alle 7,30. Un terzo collega ci aspettava già lì. L’unico scopo della nostra visita era verificare le condizioni delle famiglie ancora in strada dopo l’incendio dell'altra notte. Quando siamo arrivati sul posto, il personale della cooperativa che gestisce la struttura ci ha spiegato di dover procedere alla bonifica dell’edificio e di aver bisogno di spazio per far entrare e uscire i camion nella stradina stretta che porta all’edificio. Il parapiglia è iniziato quando abbiamo chiesto ai nomadi di spostare i loro furgoni: due ci sono venuti contro aizzando gli altri, abbiamo chiesto i documenti e ci hanno aggredito con calci e bastonate. La pistola puntata contro di loro? Tutte fandonie. Così gli agenti della Polizia Locale protagonisti della guerriglia a La Rustica, raccontano gli attimi concitati vissuti martedì mattina. All’indomani della guerriglia sulle ceneri del centro di accoglienza di via Amarilli, la verità si arricchisce di nuovi particolari. Mentre i nomadi continuano a ribadire di esser stati aggrediti dagli uomini agli ordini del vicecomandante Antonio Di Maggio «con spray urticante, tirapugni e pistola», i vigili – tre in borghese e altrettanti dell’ex V Gruppo, intervenuti poco dopo - raccontano una versione ben diversa. «Abbiamo proposto loro delle sistemazioni per l’intero nucleo familiare, e non solo per le donne e i minori – come invece hanno raccontato i rom -. Hanno rifiutato perché volevano rioccupare lo stabile nonostante le condizioni di degrado assoluto». A considerare inagibile lo stesso centro, prossimo alla chiusura per volere della stessa amministrazione capitolina ben prima dell’incendio dell’altra notte, proprio l’assessore alle Politiche Sociali Francesca Danese. «Pessime le condizioni, soprattutto quelle igieniche» aveva commentato lei stessa, disponendo il trasferimento degli immigrati ospiti della struttura in alloggi alternativi. «Nel cortile dello stabile - racconta un agente - c’era un cumulo di immondizia destinata al mercato e lasciata lì con la complicità degli operatori della cooperativa. Sulla vicenda speculano i nomadi e i movimenti per la casa, presenti martedì mattina. Ci hanno aggredito con scope e bastoni, lo spray al peperoncino è stato spruzzato una sola volta contro un franco magrebino uscito dalla pattuglia dove lo avevamo fatto salire per portarlo via. Ci hanno picchiati, insultati e la storia della pistola è pretestuosa e falsa. Il collega l’aveva come al solito nella cinta, ma dietro: per paura che qualcuno la prendesse l’ha impugnata per mettersela di lato. I rom hanno iniziato a gridare, a dirgli che li minacciava, ma in realtà l’ha tenuta sempre puntata a terra senza mai alzarla. Ci hanno bastonati, siamo finiti in ospedale e non è certo la prima volta». La guerriglia, finita con un arresto e cinque persone identificate - al momento irreperibili ma che saranno denunciate -, è la replica di altri due episodi avvenuti al campo nomadi di via Candoni, due settimane fa, ed in quello in via di Salone agli inizi di marzo. Nel primo caso sempre gli agenti di Antonio Di Maggio vennero aggrediti durante un controllo a caccia di Iphone rubati. Nell’altro una vigilessa venne presa a sassate mentre controllava i camion in entrata e in uscita dalla zona.   «Succede spesso nei campi rom che i nostri subiscano pressioni, che vengano aggrediti – conferma il comandante della Polizia Locale di Roma, Raffaele Clemente -. Quello che è accaduto a La Rustica non è certo una novità. Siamo stati chiamati nella struttura che era andata a fuoco, dovevamo agevolare l'attività di pulizia all'interno perché c'era del materiale che andava portato via. Le persone che erano fuori hanno messo i loro mezzi in maniera tale da impedire il passaggio dei camion. C'era una persona particolarmente esagitata che invitava gli altri ad occupare la struttura: i nostri hanno cercato di fermarlo, gli altri sono intervenuti e gli agenti, per alleggerire la pressione, ormai con le spalle al muro, hanno spruzzato lo spray urticante. Non hanno utilizzato strumenti se non quelli legittimi – aggiunge Clemente -. Queste persone hanno continuato a fare pressione ed un vigile, per difendere la pistola, l'ha presa dai pantaloni e l'ha messa vicino a sé. Il suo obiettivo era difendere l'arma che, infatti, non è stata né esibita in maniera ostentata né puntata né indirizzata. Incassata la solidarietà da più parti, compresa quella del Sindaco Ignazio Marino, i vigili si dicono desiderosi di chiudere la vicenda per riprendere serenamente il proprio lavoro. Per il momento siamo nelle condizioni di fare fronte a queste situazioni e non abbiamo bisogno di alcun supporto aggiunge il numero uno dei vigili di Roma. Cerchiamo di farci meno male possibile e di impedire che gli altri se ne facciano, tutto qui.

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