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Copasir, finisce in farsa l’«Operazione Farfalla»

Nessuna prova sull’esistenza di un protocollo per le indagini in carcere degli 007 Si arenano i teoremi dei pm siciliani sui quali si è scritto e favoleggiato di tutto

Servizi segreti "ingovernati" che forse, pare, si dice, avrebbero sconfinato dalla normativa allora vigente. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che invece avrebbe svolto un ruolo "non consono alle sue prerogative". Di certo sembra esserci, invece, l'inesistenza assoluta del protocollo "Farfalla". Forse sia gli 007 che gli agenti penitenziari quell'operazione tanto declamata dalle gazzette delle procure, l'hanno pensata, ne hanno parlato, ma non esistono prove a disposizione che lo dimostrino. Il Copasir per la sua indagine, di cui ieri è stata presentata la relazione finale, su "Farfalla" ha acquisito solo 13 documenti tra quelli generati all'interno del Sisde. E comunque "gli organi giudiziari non hanno riscontrato elementi per promuovere azione penale". L'indagine, sulle cosiddette operazioni "Farfalla", "Rientro" e "Flamia" del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica di cui è relatore il vicepresidente del Copasir, il senatore Giuseppe Esposito, era nata l'8 ottobre 2014 con l'obiettivo di far luce su operazioni che avevano visto collaborare agenti penitenziari e agenti dei servizi di sicurezza, in virtù di un accordo segreto, appunto "Protocollo Farfalla", siglato per regolare il flusso delle informazioni provenienti da 8 boss mafiosi reclusi in regime di 41 bis, con particolare riferimento ai periodi tra il 23 giugno 2003 ed il 18 agosto 2004 ("Farfalla") e tra il 25 novembre 2005 ed il 2 febbraio 2007 ("Rientro"). Nel corso delle audizioni è emerso anche un'ulteriore filone d'indagine relativo alla vicenda della collaborazione del pregiudicato Sergio Flamia con i Servizi che ha avuto luogo tra luglio 2008 e ottobre 2013. "Farfalla", però, ha fatto discutere perché sui media si è sostenuto "che l'attività dei servizi si sia svolta fuori da ogni tipo di controllo, compreso quello della magistratura". Non essendo stato opposto il segreto di Stato, la documentazione sull'operazione "Farfalla" nel 2007 è stata acquisita dalla Procura di Roma. Nell'aprile 2014 su richiesta dei magistrati, nell'ambito del procedimento penale che vede coinvolti come imputati il generale Mori e il colonnello Obinu sulla presunta trattativa Stato-mafia, gli atti vengono trasmessi alla Procura di Palermo. Il 23 novembre scorso la Corte di Appello di Palermo ha rigettato la richiesta del procuratore generale di acquisizione di nuove prove e, dunque, l'operazione "Farfalla" è uscita dal processo. Sul contenuto del presunto protocollo dal punto di vista giudiziario non esiste nessuna condanna. Mentre l'operazione "Rientro", "si è rivelata un insuccesso", ma "il personale dei Servizi ha agito secondo le regole e applicando correttamente le procedure previste" e quella "Flamia" ha dato risultati positivi nella lotta al crimine, su "Farfalla" «molte cose ci restano sconosciute, per la nostra ricostruzione ci siamo dovuti basare solo su 13 documenti che ci sono stati messi a disposizione», ha detto il vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito. Secondo il senatore il Sisde di quegli anni può essere definito "un servizio ingovernato", come dimostra appunto il fatto "che l'intera operazione "Farfalla", sia stata documentata solo con questi 13 appunti". «Resta quindi un giudizio critico sulla operazione "Farfalla"», e sulle «modalità in cui i servizi di allora operavano, avendo accesso in modo prioritario alle informazioni che dal Dap venivano acquisite all'interno delle carceri», sottolinea nel suo intervento il senatore. «Neanche il ministro della Giustizia sapeva cosa faceva il Dap», aggiunge Esposito, spiegando come «all'interno di alcuni dipartimenti del Dap si stava costruendo una sorta di struttura parallela di intelligence». «Noi non diamo condanne o assoluzioni, ma verifichiamo le procedure seguite da pezzi dello Stato e riferiamo al Parlamento sugli errori fatti, in che modo sono stati fatti e come possono essere evitati in futuro», ha concluso Esposito. Un'operazione fantasma, forse, mai esistita o fallita, non è chiaro. Per Esposito l'operazione Farfalla «è fallita per la gestione delle fonti fiduciarie, perchè c'erano troppe mediazioni, troppi filtri, per arrivare agli 8 boss dai quali si volevano ottenere informazioni». E quindi quegli 8, non fidandosi dei loro interlocutori, «hanno rifiutato di collaborare», ha aggiunto il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi.

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