Attualità

Con lui migliaia di giovani divennero Papaboys

Nel 1985 creò le Giornate mondiali della Gioventù e aprì il dialogo con le nuove generazioni

L’ultimo pensiero sul letto di morte fu per loro. Per i tanti giovani che, dopo averlo seguito in giro per il mondo, avevano deciso di accamparsi in Piazza San Pietro. Vegliando e pregando. Un gesto dovuto verso quel Papa che per loro, nel 1985, aveva creato la Giornata Mondiale della Gioventù. Quando glielo dissero San Giovanni Paolo II pronunciò poche parole poi riferite dal suo portavoce Joaquin Navarro Valls: «Vi ho cercato, ora voi siete venuti da me: vi ringrazio». Sì, li aveva cercati. Fin dai primi anni del suo Pontificato. E a loro aveva affidato da subito il compito più importante: testimoniare la ricchezza e la vitalità dell’esperienza della fede. Basta dare una rapida occhiata ad alcuni dei temi scelti per le Giornate Mondiali: «Sempre pronti a testimoniare la speranza che è in voi (1986)»; «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo» (1992); «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (1995). Al mondo che guardava attraverso la televisione quelle adunate oceaniche (dai primi di Roma 1985, si passò ben presto al milione di Buenos Aires 1986 fino ai 2.500.000 della spianata di Tor Vergata nel Giubileo del 2000) il tutto poteva sembrare un po’ surreale. Molti di loro non erano nemmeno «impegnati» nella vita delle parrocchie o dei movimenti ecclesiastici che, sempre sotto la spinta di Giovanni Paolo II, erano esplosi in tutta la loro ricchezza. Molti, forse, lo facevano solo per il piacere di viaggiare e visitare le grandi capitali del mondo. Ma al di là delle speculazioni un dato era evidente, il Papa li chiamava e loro accorrevano. E in chi osservava nasceva naturale la domanda: perché? Perché dei ragazzi pieni di interessi e cose da fare erano lì? Prima di allora la Chiesa, almeno pubblicamente, non era mai stata così affascinante. Forse non è un caso che il tutto sia nato con questo Pontefice che, prima della malattia, aveva fatto della sua passione per lo sport uno dei tratti distintivi del suo Pontificato (l’«atleta di Dio» amante dello sci, del nuovo, del canottaggio). Un Papa «giovane», eletto a soli 58 anni, e giovanile. Un Papa capace di utilizzare anche la musica rock. Come quella volta che a Bologna, in occasione della conclusione del Congresso Eucaristico il 27 settembre del 1997, ascoltò esibirsi davanti a lui Lucio Dalla, Gianni Morandi, Michel Petrucciani, Adriano Celentano ma, soprattutto, Bob Dylan. Cosa è rimasto di tutto questo? Sicuramente Papa Francesco, e lo dimostra l’ultima Giornata della Gioventù a Rio de Janeiro del Brasile con oltre 3 milioni di persone che hanno invaso la spiaggia di Copacabana, ha fatto breccia nei cuori dei giovani. Gli stessi Papaboys che, come scrivono sul loro sito, sono «nati con Giovanni Paolo II e cresciuti con Benedetto XVI», dopo essere diventati una Onlus, hanno lanciato la loro versione 3.0. Fedeli al Pontefice (come sempre) e pronti ad accoglierlo il prossimo anno quando la Giornata Mondiale della Gioventù farà tappa a Cracovia. La città di cui Karol Wojytila fu arcivescovo. Quasi un cerchio che si chiude.

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